“Si ha un conflitto d’interesse quando ci si trova in una condizione nella quale il giudizio professionale riguardante un interesse primario (la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una ricerca o l’oggettività della prestazione di un’informazione) tende a essere indebitamente influenzato da un interesse secondario (guadagno economico, vantaggio personale)” Bobbio 2001.

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Nella medicina di oggi, sia nell’ambito della ricerca biomedica, che nell’applicazione clinica di tutti i giorni, i problemi suscitati dai conflitti di interessi sono sempre più importanti. Il conflitto di tipo monetario è certamente quello più evidente, più facile da individuare, più riprovevole, meno tollerato, più spesso dibattuto: l’uso o il mancato uso di una tecnica, di una apparecchiatura o di un farmaco o di un vaccino possano spostare l’impiego di rilevantissime somme di denaro, ed i medici lavorano in un mondo nel quale gli interessi economici che entrano in gioco sono spesso giganteschi. Sono uomini come tutti gli altri e hanno, quindi, desideri, ambizioni e progetti come tutti gli altri componenti della società.
Esistono molte altre  occasioni in cui entra in gioco il conflitto di interesse, non misurabili in termini economici. Per esempio è possibile manipolare i dati per ottenere la pubblicazione di un lavoro su una rivista scientifica (sapendo che i risultati positivi vengono accolti più favorevolmente di risultati negativi), o su un giornale divulgativo (sapendo che certe notizie fanno più colpo di altre), per sostenere le proprie teorie o per screditare quelle di un contendente, per dimostrare l'infondatezza di un'accusa penale, per favorire il proprio punto di vista su una determinata questione o per contrastare posizioni non accettabili. Questo succede spesso in chi intreccia attività clinica e ricerca.

La scienza moderna si presenta come un sapere oggettivo, una conoscenza oggettiva, attendibile e razionalmente fondata. che si prefigge di descrivere e spiegare la realtà naturale così come essa è. Molti, ed io con loro, ritengono invece che il sapere scientifico sia piuttosto un sapere parziale, approssimato e sempre correggibile – cioè riformabile – che un sapere incontrovertibilmente vero. Presupposto fondamentale è che le affermazioni scientifiche rispettino l’etica, ed il ricercatore ha il dovere di effettuare le proprie osservazioni, riportandole in modo completo e fedele. Nella ricerca biomedica, soprattutto in quella più strettamente connessa con i problemi clinici, gli orientamenti di un ricercatore possano essere diretti e motivati non solo dai problemi conoscitivi o dall’esclusivo desiderio di trovare un rimedio a situazioni morbose, ma anche da interessi personali o da quelli connessi con le istituzioni di cui quel ricercatore fa parte. Un numero più o meno rilevante delle ricerche che vengono oggi condotte non sono così neutrali ed oggettive come sarebbe desiderabile fossero. Secondo alcune valutazioni circa i 3/4 delle ricerche biomediche che vengono condotte attualmente nelle strutture assistenziali sarebbero sostenute dall’industria farmaceutica. In un documento pubblicato il 22 Marzo 2005, un’apposita commissione istituita dalla Camera dei Deputati del Parlamento del Regno Unito ha dichiarato che: “l’influenza dell’industria si è estesa a tal punto che ormai numerose attività si muovono contro il pubblico interesse ….”. Nel nostro paese, alcuni studiosi hanno sostenuto che la ricerca e la pratica cliniche sono sensibilmente influenzate dal mondo dell’industria e che i clinici sono esposti al pericolo di prendere decisioni che non sono sempre legate all’interesse del paziente del quale hanno il dovere di prendersi cura.

Quanto abbiamo appreso dal New York Times in questi giorni supera però le peggiori aspettative. Il Dott Biederman è il più famoso esperto mondiale di psicofarmaci antipsicotici, ha redatto molte delle linee guida a livello internazionale che regolano la somministrazione di antipsicotici ai bambini. A lui si devono gli indirizzi sui farmaci da utilizzare sui bambini iperattivi e distratti. Oltre che competenza scientifica possiede evidentemente anche l’invidiabile capacità di predire il futuro, dal momento che ha presentato i risultati dei propri studi clinici sull'efficacia di uno psicofarmaco (Risperidone) prima ancora di iniziarli. Gli inquirenti hanno esibito email e documenti interni della multinazionale farmaceutica Johnson & Johnson che dimostrano come la società intendesse servirsi del suo rapporto  privilegiato con il dottor Biederman per aumentare le vendite degli psicofarmaci, incluso il famoso “Concerta”, psicofarmaco per la sindrome “ADHD” (Iperattività e Deficit di Attenzione), con studi pilotati atti a ridimensionare i pericoli di effetti collaterali sui piccoli pazienti.

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E’ sufficiente questo esempio per dimostrare che la ricerca scientifica non è indipendente?

 

http://www.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf

http://www.pensiero.it/continuing/ebm/med/conflitto_med2.htm

www.giulemanidaibambini.org

Eugenio Serravalle 

In caso di morbo di Crohn e colite ulcerosa, creme di cereali e verdure sono un toccasana. Nel prestigioso Istituto tumori di Milano, le esperienze di cure efficaci.

 

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La sigla Ibd significa Inflammatory Bowel Diseases, Malattie infiammatorie croniche dell’intestino, Io l’ho ribattezzata Intestino Bistrattato e quindi Disbiotico, Disperato perché non capisce perché lo trattiamo così male, Distrutto da un’alimentazione incongrua, insostenibile…

 

Il termine Ibd raggruppa le patologie chiamate morbo di Crohn (malattia infiammatoria cronica della parete dell’intestino) e colite ulcerosa (malattia infiammatoria cronica della mucosa del grosso intestino), due patologie che possono essere molto gravi, e che sono spesso trattate con farmaci pesanti e/o con interventi chirurgici talvolta invalidanti. La prima colpisce soprattutto il tratto terminale dell’intestino tenue subito prima di immettersi nell’intestino crasso attraverso la valvola ileo-cecale. La parete intestinale infiammata si ispessisce e giunge talvolta a restringere il lume fino a impedire il transito. E troppo spesso, dopo anni di dolori addominali, diarrea alternata a stipsi, e anche occlusioni intestinali, si finisce per ricorrere alla chirurgia, che risolve il problema acuto senza guarire la malattia. La colite ulcerosa, come dice il nome, è caratterizzata dalla presenza di numerose ulcere sanguinanti. Il sintomo principale è la diarrea, con numerose scariche ematiche quotidiane e conseguente anemia. In entrambi i casi l’assorbimento intestinale degli alimenti è compromesso e questi malati finiscono per soffrire di malnutrizione. Soffrono inoltre per gli effetti collaterali dei farmaci, in particolare del cortisone, che sono spesso costretti a utilizzare per anni se vogliono avere una vita minimamente normale.

Per quanto riguarda l’alimentazione, gli studi hanno segnalato che i bambini e gli adolescenti che ne soffrono hanno frequentemente un’alimentazione basata su carni, dolci e cibi grassi, mentre mangiano raramente frutta, verdura, olio di oliva, pesce, cereali e frutta secca. Anche i dati sugli adulti mostrano che i malati hanno uno stile alimentare ricco di zucchero, dolci, cioccolato, bevande di cola, fast food e grassi, sia saturi (animali) sia poli-insaturi (vegetali), sia margarine. Anche i risultati di questi studi che confrontano persone malate con persone sane di controllo potrebbero essere distorti da causazione inversa, per cui è difficile concludere con sicurezza, per esempio, che la mancanza di cereali, verdura e frutta sia effettivamente una causa della malattia o non ne sia piuttosto una conseguenza, dovuta al fatto che questi pazienti evitano i cibi ricchi di fibre perché le fibre irritano la mucosa intestinale e possono causare diarrea.

 

La dieta all’Istituto di Milano

All’Istituto dei tumori di Milano, dove abbiamo molta esperienza di enteriti perché sono spesso causate dalle chemioterapie, insegniamo varie ricette a base di crema di riso, abbinate a creme di verdure (passare insieme al cereale le cipolle soffritte a lungo in una padella appena unta di olio di sesamo o extravergine d’oliva, oppure carote, zucca, lenticchie rosse o, con attenzione perché anch’essi ricchi di zolfo, broccoli o cavolfiori cotti al vapore, ma le verdure hanno effetti diversi nei diversi pazienti). Oltre alla crema di riso può andar bene il porridge di fiocchi di avena e la polenta di grano saraceno.

 

È importante ricordare che anche se si tratta di creme devono essere masticate a lungo, perché la digestione degli amidi dipende dalla saliva, altrimenti si possono avere fermentazioni intestinali. Con attenzione si potranno introdurre ricette a base di tofu, le cui proteine sono meno tossiche di quelle della carne perché contengono pochi aminoacidi solforati, e poi il riso semintegrale in chicco, il miglio, la quinoa.

 

Un ottimo condimento è la curcuma, conosciuta da millenni come antinfiammatorio. Vanno generalmente bene le lenticchie rosse (decorticate), mentre gli altri legumi devono essere introdotti con prudenza, comunque sempre passati al setaccio per togliere la buccia. Se compare stitichezza si preparerà una deliziosa bevanda a base di alga agar agar (scioglierne un cucchiaino in una tazza di succo di mela senza zucchero, portare a ebollizione per un paio di minuti, spegnere il fuoco e bere tiepido, prima che diventi una gelatina), tutte le sere per una settimana. Particolarmente indicata è la zuppa di miso (il miso è una pasta di soia e un cereale fermentati a lungo), utilissima per risanare il tubo digerente dai danni da chemioterapia e radioterapia, facile da preparare (stemperare un mezzo cucchiaino di miso in un po’ d’acqua tiepida, aggiungere in fine cottura a un brodo vegetale senza sale e spegnere il fuoco) molto nutriente e facilmente assimilabile perché contiene proteine già digerite dalla fermentazione.

 

È utile fare il brodo utilizzando anche qualche centimetro di alga Wakame (si trova secca nei negozi di cibi naturali), che contiene mucillagini lenitive per la mucosa intestinale.

 

Abbiamo visto casi drammatici, trattati senza successo con farmaci per anni, risolversi fino a consentire una vita normale dopo poche settimane di dieta a base di crema di riso integrale, qualche zuppa di miso e creme di verdura, con poche integrazioni di tofu o pesce.

 

A parte queste forme gravi, le malattie infiammatorie croniche dell’intestino includono anche patologie meno gravi e meno specifiche come la diverticolite, il colon irritabile, le coliti croniche non altrimenti specificate, non ulcerose ma pur sempre fastidiose. I suggerimenti che abbiamo dato per le Ibd vanno bene anche per queste forme.

 

Franco Berrino

*Direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto tumori di Milano

 

Tratto da http://www.vitaesalute.net/n09012.asp

Appunti dal corso di orto giardino naturale tenutosi presso il Museo nel mese di aprile 2011 Per tutti coloro che hanno voglia di riavvicinare la terra e i suoi insegnamenti e migliorare la qualità della loro vita e del loro sentire.

 

Con l’arrivo della primavera quest’anno al museo è sbocciato anche uno spettacolare orto-giardino naturale!

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E’ stato realizzato seguendo i principi della nostra filosofia: progettare e realizzare osservando i comportamenti della natura,in armonia con l’ ecosistema presente,nutrendo il terreno e i miliardi di esseri viventi che lo abitano, senza l’ utilizzo di concimi chimici e trattamenti fitosanitari. Questo orto-giardino ha una tripla valenza: è fonte di cibo sano e naturale, migliora ed arricchisce il terreno seguendo i naturali processi della vita vegetale ed animale e in ultimo, ma non di meno importanza, è un vero piacere per i sensi e lo spirito di chi lo visita, ne osserva i mutamenti, gli stacchi cromatici,le sfumature, le interazioni tra le diverse piante e ne raccoglie i loro frutti. L’ orto è stato realizzato in una grande aiuola, dove erano già presenti rose,cespugli e arbusti. Inizialmente il terreno è stato lavorato ed arricchito con materiale organico di origine animale e vegetale,trattandosi di un terreno argilloso con una struttura ed una tessitura che lo rendevano molto difficile da lavorare e poco fertile soprattutto per gli ortaggi, che hanno grandi esigenze di nutrienti; dopodiché si è passati alla realizzazione di aiuole rialzate, prendendo la terra da quelli che poi sono diventati i camminamenti per poter accedere comodamente a tutte le zone dell’orto-giardino. Alle aiuole abbiamo dato forme sinuose e irregolari, che abbracciano,circondano e delimitano gli spazi dedicati alle rose, ai cespugli e agli arbusti.

A questo punto sono iniziati i trapianti e le semine di ortaggi e fiori, seguendo una logica di “caos studiato”. Abbiamo seguito le regole delle consociazioni tra le piante ovvero mettere un determinato tipo di ortaggio o fiore vicino ad un altro crea una sorta di sinergia e aiuto reciproco, tenendo lontani i parassiti e le malattie di una e dell’ altra specie con i loro odori o attirando, tramite i richiami cromatici,   insetti utili per l’ impollinazione dei fiori e altri che svolgono un importante ruolo di predatori e antagonisti dei suddetti parassiti.

Seguendo sempre la filosofia di osservare ed imitare possiamo notare che non esistono monoculture in natura,ma anzi la convivenza di certe specie ha precisi significati, in alcuni casi crea un sinergia positiva, in altri invece accade un fenomeno di vera e propria incompatibilità. La scelta del posto di ciascun ortaggio è stata dettata anche dalle esigenze di più o meno luce per le diverse varietà e anche qui le piante vanno in soccorso delle altre piante, ad esempio le insalate troveranno nella stagione più calda rinfresco sotto le foglie dei cavoli e ombra dietro i pomodori, così come il basilico e il prezzemolo, che a loro volta miglioreranno l’aroma di peperoni e pomodori. Anche alle leguminose viene data grande importanza, in quanto le loro radici sono azoto fissatici   e di conseguenza arricchiscono la fertilità del suolo, su ogni aiuola sono presenti 3 o più famiglie di ortaggi e diverse tipologie di fiore, aumentando esponenzialmente la biodiversità. Ci siamo anche divertiti a consociare mescolando e accostando i vari colori di foglie,fiori e frutti tra loro.

 

Per l’ irrigazione è stato creato un impianto con tubi di ala gocciolante, che serpeggia sulle aiuole, garantendo il giusto apporto idrico e soddisfacendo le esigenze di ogni ortaggio.

In ultimo tutta la superficie di ciascuna aiuola è stata ricoperta con uno strato di paglia,dal quale spuntano le diverse piantine, sempre seguendo la filosofia di osservazione e imitazione si può notare che la natura non lascia mai un terreno nudo e scoperto,se non nelle zone desertiche, dove appunto la vita vegetale è molto limitata o addirittura inesistente.

Questo tipo di pacciamatura offre numerosi vantaggi come: trattenere l’umidità, risparmiando acqua nell’irrigazione, evitare le escursioni termiche del suolo, riscaldare il terreno ed accelerare le prime fasi dello sviluppo delle piante, proteggere il terreno dalle piogge e quindi dal suo conseguente compattamento e dall’ eccessivo calore che comporta spaccature e crepe del suolo.

Oltre a questo è un ottimo controllo delle erbe infestanti, non facendo filtrare la luce se non negli appositi spazi dedicati agli ortaggi e durante la sua decomposizione apporta materiale organico al terreno e quindi cibo per lombrichi e microrganismi che a loro volta lo trasformeranno in humus e in nutrienti per le piante.


Tutti i camminamenti sono stati poi ricoperti con uno strato di cartoni e sopra uno strato di segatura, questo per evitare che le erbe pioniere infestanti (erroneamente definite erbacce) possano crescere e colonizzare gli spazi, rendendo i camminamenti impraticabili e bisognosi di continue manutenzioni e diserbi. Questi strati di materiali fanno si che nelle giornate di pioggia l’orto non diventi un percorso impraticabile di fango e acqua e danno un notevole contrasto cromatico con i colori degli ortaggi e della paglia. Nel tempo i cartoni e la segatura si decompongono e vanno a creare ulteriore arricchimento al terreno.

Questo tipo di orto implica un importante processo e cioè quello di non vangare più la terra! L’ anno seguente le aiuole verranno solo rincalzate e arieggiate delicatamente con un forcale, senza distruggere la struttura del terreno, dove la fertilità nel corso del tempo aumenterà sempre di più, raggiungendo il suo naturale equilibrio.

In questo spazio di Vita non verranno effettuati trattamenti fitosanitari o concimazioni chimiche, in presenza di malattie o parassiti, verranno effettuati se necessario solo trattamenti con preparati naturali, decotti, infusi e macerati a base di piante.

 

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Gli ortaggi verranno raccolti secondo attenti criteri: verranno tagliati e mai estirpati, verranno lasciate foglie e piccoli getti per le ricrescite, tutte le parti aeree non destinate al consumo verranno restituite al terreno, come nutrimento agli esseri viventi che lo abitano, le radici non verranno mai estratte dal suolo, ma lasciate a decomporsi dopo il naturale ciclo vitale della pianta, così da migliorare la struttura del terreno, arieggiarlo e nutrire i microrganismi del sottosuolo. L’ orto-giardino naturale è un ottimo connubio tra produzione di ortaggi naturali ed estetica, biodiversità e rigenerazione del suolo, sostenibilità e riciclo di materiali, secondo la legge del restituire alla natura quel che essa ci dona, lavorando con la terra e per la terra, senza sfruttarla ed impoverirla e chissà che durante l’ estate non nasca un amore stagionale tra un pomodoro e una rosa, una zucchina e un melograno, un peperone e una forsizia.

Organizzato da:

Museo Giardino della Rosa Antica

Docenti:

Dott.ssa Anna Morera Perez

Giorgio Lubrano

 

 

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Non vorrei sprecare il mio tempo per intervenire in risposta a queste campagne in favore delle vaccinazioni cui stiamo assistendo da diverse settimane. Innanzitutto perché non sono contrario alle vaccinazioni per partito preso, per astratte convinzioni ideologiche, perché voglio fare l’”alternativo”. Cerco solo di ragionare, da medico,  in scienza e coscienza, sul rapporto rischio/beneficio di una pratica che viene fatta passare per scontata – è obbligatoria- senza fornire alle famiglie una informazione esauriente. Soltanto nell’interesse dei bambini. La campagna di questi giorni, intere pagine dei principali giornali nazionali, radio, televisioni, necessita di una risposta non tanto perché si attaccano le riflessioni di chi esercita un pensiero critico, quanto i genitori che cercano informazioni per decidere se vaccinare o meno i propri figli.

 

Il tono è da crociata. Le risorse, la possibilità di occupare i media, sembrano illimitate. I genitori preoccupati che scelgono di non vaccinare i propri figli, o anche solo di rimandare le vaccinazioni, sono accusati di essere i moderni untori delle malattie infettive, o di essere i parassiti dell’altrui immunizzazione. Gli esperti, con toni a volte suadenti, a volte autocelebrativi, appaiono sempre molto sicuri di sé: vaccinate, vaccinate, vaccinate. Tutti e contro tutto. Non si rendono conto che il motivo per cui alcuni genitori scelgono di non vaccinare i propri figli, o utilizzano programmi di vaccinazione alternativi, è perché hanno perso fiducia sulla sicurezza dei vaccini, e sugli esperti che li consigliano. La vicenda del vaccino contro l’H1N1 ha lasciato tracce profonde. Il dogma della efficacia e sicurezza è stato messo in discussione. Dopo le vaccinazioni, in conseguenza delle vaccinazioni, ci sono bambini che hanno avuto gravi reazioni avverse, altri che hanno riportato importanti effetti collaterali. Erano bambini clinicamente sani. La loro vita è cambiata profondamente. Alcuni sono morti. Questo oggi è conosciuto da tanti. Non sono più vittime invisibili. Le organizzazioni che li riuniscono hanno credibilità ed autorevolezza. Molti padri e molte madri pensano che alcuni bambini possono essere più vulnerabili, e che corrono rischi maggiori di reazioni avverse. Per molti  di questi bambini il rischio della vaccinazione può essere maggiore del rischio di malattia. Questo può stabilirlo soltanto il medico che conosce il bambino: a lui, solo a lui, dovrebbe spettare il compito di stabilire se e quando un bambino dovrebbe essere vaccinato. Ma il dato reale non sembra essere importante: bisogna tacere la verità che i vaccini possono anche essere pericolosi. Che possono causare danni molto più spesso di quanto la gente è portata a credere. Che non è mai stata eseguita una verifica adeguata per stabilire se i vaccini hanno provocato un miglioramento globale della salute della popolazione. L’unico modo per avere un giudizio definitivo è effettuare quello studio che non è mai stato eseguito. Bisognerebbe  arruolare un numero congruo di bambini, e dividerli in due gruppi, entrambi numerosi. Un gruppo sarà costituito dai bambini che, seguendo le raccomandazioni ufficiali, verrà immunizzato con tutti i vaccini disponibili (Rotavirus,  Poliomielite. Difterite, Tetano, Epatite B, Pertosse,  Haemophilus influenza  B, Pneumococco, Meningococco, Morbillo, Parotite, Rosolia, Varicella, Influenza stagionale e suina, Epatite A, Papillomavirus) ed un altro sarà rappresentato da quei bambini i cui genitori, per scelta consapevole, decideranno di non sottoporli ad alcuna vaccinazione. Si seguiranno questi bambini per 14 anni, finché non usciranno dall’età pediatrica, e poi si traccerà un bilancio di salute. Vedremo così  la frequenza delle malattie allergiche dell’uno e dell’altro gruppo:  quanti i casi di asma, di rinite o di congiuntivite allergica. E poi si valuteranno le frequenze delle patologie autoimmuni nei due gruppi. Solo così si potrà davvero stabilire il corretto rapporto rischio/beneficio.

Sono ormai trenta anni che vivo tra i bambini, da pediatra. All’inizio della mia professione alcune malattie non mi capitava di vederle che di rado. Sarà un dato poco “scientifico” ma è la realtà di tutti i giorni. Oggi sempre più spesso visito bimbi molto piccoli con il diabete, o con la celiachia, con patologie della tiroide, o con artriti, o con malattie neurologiche. L’autismo mi era sconosciuto: oggi visito un nuovo caso ogni mese. E le allergie sono così diffuse che qualcuno ha stimato che tra qualche anno interesseranno la metà dei nostri bambini (oggi lo è circa un terzo). Tutta colpa dei vaccini? Non lo so, non credo.  Però esistono nella letteratura scientifica articoli e studi che mi aiutano nel comprendere quanto vedo nel mio ambulatorio. Nella pratica di ogni giorno mi rendo conto che i bambini non vaccinati presentano in genere meno manifestazioni allergiche dei vaccinati, proprio come sostengono  i ricercatori della UCLA School of Public Health: la probabilità di sviluppare l’asma è due volte maggiore tra i soggetti vaccinati che tra i non vaccinati. Le probabilità di sviluppare sintomi di allergia respiratoria è del 63% maggiore tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Lo studio fa riferimento al vaccino contro difterite, tetano e pertosse.  Oppure constato che i bambini vaccinati più tardi, con calendari diversi da quello ufficiale, sono anch’essi meno soggetti ad allergie: ha confermato la mia intuizione uno studio canadese, che  ha riscontrato come i bambini vaccinati 2 mesi più tardi contro difterite, tetano, pertosse presentano il 50% in meno di asma bronchiale dei loro coetanei vaccinati secondo il calendario corrente. Nello scorso anno ho conosciuto 5 bambini dell’età inferiore a 2 anni con il diabete di tipo 1:  uno solo non era vaccinato, e mi sono ricordato degli studi del dottor J. Barthelow  Classen sui rapporti tra vaccini e questa malattia. Poi c’è l’autismo: come è difficile aiutare questi bambini, essere accanto a queste famiglie! Le campagne pro vaccini  affermano  che il vaccino contro morbillo, parotite, rosolia non causa questa malattia. Lo dichiarano  con un atteggiamento  condiscendente e irritante, insultando  sistematicamente  l’intelligenza dei genitori che tentano di prendere una decisione informata, Citano studi epidemiologici criticati per i loro difetti metodologici e per i conflitti di interesse degli autori coinvolti in questi studi. Nessuno ha finora valutato gli effetti della somministrazione multipla di più vaccini (anche sette, come oggi è prassi corrente anche in Italia). L'ex direttore del NIH, Dr. Bernardine Healy, intervistato da CBS News, ha affermato: “Penso che il governo, o  alcuni funzionari della sanità pubblica  siano stati troppo veloci nel rassicurare le famiglie senza studiare a fondo la popolazione che si è ammalata. Non ho visto studi importanti sui trecento ragazzi che hanno sviluppato i sintomi autistici alcune settimane dopo la vaccinazione. Penso che i funzionari della sanità pubblica siano stati troppo veloci nel respingere l'ipotesi come irrazionale, senza studi sufficienti di causalità. Penso che spesso siano state troppo veloci nel non considerare gli studi in animali di laboratorio che mostrano alcune criticità per alcuni vaccini e anche per il mercurio conservante nei vaccini.”  La verità è che nessuno può affermare di sapere cosa succede al sistema immunitario dei bambini –fisiologicamente immaturo- in conseguenza  dell’effetto sinergico dei vaccini multipli 5, o 10 anni dopo la loro somministrazione. Un convinto assertore della vaccinazioni, il Dott Offit ha dichiarato che “ un neonato sano può tranquillamente arrivare fino a 100.000 vaccini in una volta”.  Questa affermazione, che di scientifico non ha niente,  la dice lunga sull’obbiettività di chi ritiene normale vaccinare nei primi 15 mesi di vita un bambino contro 14 malattie, con 30 dosi di vaccini. L’ostinazione con cui si continuano a sottostimare le reazioni avverse ai vaccini non è sorprendente. E’ una strategia fondamentale del marketing dell’industria: si chiama “produzione di incertezze” ed è stata adottata a lungo,  per esempio, dall’industria del tabacco. Per negarne la pericolosità  i produttori di sigarette hanno richiesto delle prove inoppugnabili, spesso al di là del buon senso, della pericolosità di questa sostanza. Per 50 anni hanno schierato fior di scienziati disposti a giurare che non vi era rapporto tra tabacco e cancro al polmone, o che la nicotina non crea dipendenza. Hanno presentato i propri studi come inequivocabili, sottoponendo quelli a loro contrari a mille osservazioni e polemiche, ingigantendo piccole osservazioni e sollevando dubbi appena possibile. La campagna dell’incertezze  non ha vinto, ma per decenni sono state rimandate le misure di protezione per la salute pubblica e gli indennizzi per le vittime. Ora la farsa è finita, l’industria del tabacco ha perso ogni credibilità ed ha abbandonato questa strategia. Ma ha aperto la strada ad altri…

Tra qualche anno questa campagna sulle vaccinazioni  sarà vista con lo stesso sgomento e la stessa indignazione con cui oggi guardiamo agli inganni perpetrati dall’industria del tabacco.. Speriamo che non sia troppo tardi.

Da www.eugenioserravalle.com

Pubblichiamo i consigli di alimentazione e salute del Dottor Luciano Proietti per le mamme di oggi.

Il Dottor Proietti da anni sostiene una alimentazione prettamente vegetariana per gli esseri umani, in particolare per i bambini, e' medico chirurgo e pediatra molto stimato.

Ringraziamo la Lav per questo documento.

vegetariano.

 

Uno dei compiti della società contemporanea è quello di dare ai genitori, attraverso l’informazione dei mezzi di comunicazione, gli strumenti per far crescere i propri figli in salute fisica e mentale.

Per raggiungere questo obiettivo, uno dei fattori principali è sicuramente l’alimentazione: se il cibo è scarso, il bambino crescerà poco; se il cibo è troppo, il bambino crescerà troppo; se il cibo è inquinato, crescerà inquinato;e in tutti e tre i casi si ammalerà.

Da molti anni si sta assistendo, in tutti i Paesi industrializzati, ad un significativo cambiamento della diffusione delle malattie: diminuisce la mortalità causata dalle malattie infettive, mentre aumentano in termini assoluti, le malattie di tipo cronico-degenerativo (malattie cardio-vascolari, gastro-enteriche, renali,polmonari,tumori).

 

I motivi di questa trasformazione sono legati al cambiamento dei cosiddetti “fattori di rischio“ presenti nell’ambiente di vita e di lavoro, (inquinamento ambientale, tempi, ritmi, modalità, spazi di lavoro), o prodotti da particolari abitudini di vita (sedentarietà, abuso di droghe e di alcool, alimentazione incongrua, iperstimolazione sensoriale). Questi fattori di rischio agiscono in modo lento e subdolo provocando modificazioni nel funzionamento degli organi del nostro organismo che ad un certo punto si ammala.

L’alimentazione scorretta, perché squilibrata, carente o eccessiva nei suoi principi nutritivi, rappresenta sicuramente il più importante fattore di rischio, in termini percentuali, per le malattie croniche, degenerative e infettive.

È infatti ormai universalmente riconosciuta la correlazione tra salute ed alimentazione e la possibilità di prevenire le patologie degenerative attraverso un’alimentazione equilibrata. Negli ultimi quarantanni i consumi e le abitudini alimentari degli italiani sono profondamente cambiati, perché è cambiata la condizione socio-economica e lo stile di vita del paese: dalla cucina della povertà e dell’indigenza che aveva caratterizzato le generazioni dei secoli passati, si è giunti alla cucina dell’abbondanza e dell’eccesso. In 40 anni si è passati da un consumo giornaliero medio di 2400 calorie, a più di 3000 calorie in massima parte assunte attraverso alimenti poco equilibrati: zuccheri semplici, grassi e proteine animali.


L’organizzazione del lavoro e le aumentate esigenze di consumo hanno cambiato le abitudini alimentari delle famiglie: si mangia spesso fuori casa, si è ridotto il tempo della preparazione del cibo, si fa sempre più uso di prodotti Industriali prepararti e conservati, la cena prende il posto del pranzo come momento alimentare principale, la colazione diventa ricca come un pasto principale, la pubblicità sempre interessata al guadagno e mai alla salute del consumatore, prende il sopravvento nelle scelte alimentari. Numerosi studi epidemiologici hanno ormai chiaramente e inconfutabilmente messo in evidenza che un’alimentazione incongrua, rappresenta la causa principale delle malattie moderne.
In Italia sono emerse in modo chiaro le discrepanze esistenti fra i fabbisogni di nutrienti e i livelli di sicurezza degli stessi, raccomandati dall’Istituto Nazionale della Nutrizione e dall’O.M.S.,e i reali consumi alimentari della popolazione.

Dai dati scientifici a nostra disposizione risulta infatti come elevati consumi di frutta e verdura siano correlati con più basso rischio di tumore in diverse sedi e con una minor incidenza di patologia ischemica miocardica e cerebro-vascolare. Inoltre sono stati documentati effetti positivi su alcune patologie senili dell'occhio (degenerazione maculare, cataratta). L'elevata assunzione di Acido Folico avrebbe delle ripercussioni positive, oltre che in gravidanza (sui difetti del tubo neurale del feto), anche per il suo effetto anticancro (colon) e sul rischio cardiovascolare (riducendo i livelli di Omocisteina, un fattore -ormai ampiamente riconosciuto- di rischio di arteriosclerosi).

I vantaggi delle diete Vegetariane sono quindi riconducibili, più che al minor consumo di carne rossa, al maggior consumo di alimenti con effetti positivi sulla salute, quali frutta, verdura, cereali integrali, oli vegetali non-idrogenati.

L’alimentazione vegetariana nel bambino:

  1. non solo è compatibile con un accrescimento staturo-ponderale adeguato ed equilibrato se inserita in un contesto di completezza di nutrienti secondo le indicazioni dei L.A.R.N. (Livelli di Assunzione Raccomandata dei Nutrienti), ma
  2. nei primi due-tre anni di vita dovrebbe essere l’alimentazione raccomandata essendo la più fisiologica e quindi la più salutare.
  3. negli anni successivi può essere fonte di riflessione da parte del bambino sull’importanza del rispetto di se stessi, della vita e dell’ambiente.
  4. Può essere un investimento di salute per la società futura, di proporzioni enormi su cui dovrebbero riflettere i responsabili della salute pubblica che oggi si dibattono con il mostruoso deficit economico legato alle precarie condizioni di salute della popolazione e al consumo improprio dei cibi, dei farmaci e della sanità pubblica.

OBIETTIVI

L’obiettivo del progetto mense biologiche vegetariane non è quello solo di saziare (riempire la pancia) il bambino, ma quello di nutrirlo nel modo migliore possibile per quanto lo consentono le nostre conoscenze attuali.


La nutrizione, secondo noi, non è solamente introdurre una quantità adeguata di nutrienti (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, minerali, acqua), ma anche capire l’importanza della qualità del cibo, della preparazione del cibo, della coltivazione e della produzione del cibo, della modalità di assunzione, delle reazioni affettive, sensoriali ed emotive che il cibo ci può trasmettere. NUTRIRE UN BAMBINO VUOL DIRE OFFRIRGLI UN’ALIMENTAZIONE COMPLETA, “GLOBALE” (NON GLOBALIZZATA) CHE GLI PERMETTA DI CRESCERE IN MODO ARMONICO, SANO, INTELLIGENTE, ABILE, SOCIALIZZANTE.

Il cibo nutre il corpo, la psiche, il cervello.
Il nutrimento che riceve l’essere umano (il bambino in particolare) non è solo quello presente nei cibi, ma anche quello che riceve attraverso gli occhi (la vista) e le orecchie (l’udito) dalla famiglia, dalla scuola, dai giornali, dalla televisione, dai film, dalla musica, ecc.

Se è salutare, la crescita è armonica. Se è inquinato, la crescita è disarmonica.

METODOLOGIA

Gli elementi da utilizzare nella preparazione di un menù dovrebbero essere i seguenti:

a) RISPETTO DELLE INDICAZIONI SCIENTIFICHE PIU’ RECENTI IN CAMPO
NUTRIZIONALE

Per quanto riguarda l’aspetto quantitativo, si fa riferimento ai L.A.R.N. (Livelli di Assunzione Raccomandati dei Nutrienti) preparati dalla Societa’ Italiana di Nutrizione Umana in collaborazione con l’Istituto nazionale della Nutrizione, in particolare per quanto riguarda la quantità di proteine, un rapporto funzionale tra cibo di origine animale e cibo di origine vegetale, tra grassi saturi e insaturi, tra zuccheri semplici e complessi, il contenuto di fibra.

b) VARIETA’ NELLA COMPOSIZIONE DEI PASTI

Occorre tenere presenti i vari gruppi alimentari e inserire, possibilmente ogni giorno, un rappresentante dei vari gruppi (cereali, legumi, frutta, verdura, latticini, uova).

c) SEMPLICITA’ E CHIAREZZA NELLA FORMULAZIONE DEI MENU’

La refezione scolastica non deve essere, a nostro parere, un surrogato o una imitazione del ristorante dove vengono proposti piatti elaborati, di difficile o complessa preparazione, che privilegiano il gusto su tutto il resto, espressi con nomi fantasiosi ed i cui ingredienti non siano ben identificabili. I “piatti” della mensa scolastica devono essere facilmente cucinabili, essenziali, gradevoli al palato, riconoscibili nei loro ingredienti, il più vicino possibile al sapore originale del prodotto naturale.

d) RISPETTO DELLA STAGIONALITA’ NATURALE E CLIMATICA DEGLI ALIMENTI

(es.: pomodori in estate e autunno, mele in autunno e inverno)

e) PREFERENZA PER I PRODOTTI TIPICI DELLA ZONA E DI PRODUZIONE
LOCALE

No alla frutta esotica (banane, ananas, ecc.) soprattutto se proveniente da zone dove utilizzano manodopera infantile e non rispettano i diritti umani e l’ambiente. No a cibi provenienti da zone dove usano sostanze non consentite dalla legge italiana o Europea (es. prodotti derivati da OGM, ormoni agli animali)

f) UTILIZZO DI CIBI PRODOTTI COL METODO DELLA AGRICOLTURA
BIOLOGICA

secondo le normative CEE (2092/91) e nazionali e che si possono riassumere nei seguenti punti:

1) coltivazioni esenti da prodotti chimici di sintesi;

2) uso delle difese proprie delle colture e del suolo;

3) mantenimento dell’equilibrio del terreno;

4) fertilizzazione del terreno con materiale organico e minerali naturali;

5) uso di tecniche di lavorazione eco-compatibili;

6) esclusione delle monocolture;

g) RIDUZIONE DEI CIBI CONSERVATI, O ADDITIVATI

I cibi conservati in scatola non sono consigliabili soprattutto nel bambino, per l’eccesso di sale, nitriti e nitrati, anidride solforosa, coloranti, polifosfati, antibiotici, oli di scarsa qualità.

h) UTILIZZO DI METODI DI COTTURA ADEGUATI

Sono da preferire le cotture al vapore, al forno, in acqua e gli stufati. E’ da abolire l’uso della frittura in olio (è consentita la frittura in olio extravergine di oliva di qualità da usare una sola volta).

DISCUSSIONE

Un cambiamento delle abitudini alimentari anche se con cibo di migliore qualità, non è mai un semplice cambiamento di menù.
Il cibo presenta delle componenti emotive, affettive, psicologiche, sociali, culturali, oltre che nutrizionali, di cui occorre tenere conto quando si propone un cibo nuovo (es. il miglio, la soia, il cous cous) o una nuova preparazione (riso integrale, verdure al vapore).
Per questo motivo riteniamo importante che nella gestione della mensa scolastica e nella preparazione del menù, vengano coinvolte tutte le componenti che operano in qualsiasi forma nel servizio di refezione scolastica.
La combinazione del pasto nel bambino richiede la presenza di tutti i nutrienti contemporaneamente; carboidrati , grassi, proteine, minerali, vitamine.
La percentuale calorica dei nutrienti dovrebbe essere:

- carboidrati 50 – 55%

- grassi 30 – 35 %

- proteine 10 – 15%

Pertanto in ogni pasto è importante che sia presente

- un cereale (grano, riso, orzo, mais, grano saraceno, amaranto, quinta, farro): 60 – 100 g

- un legume (piselli, lenticchie, fagioli, ceci, azuki): da 1 a 4 cucchiai; oppure un alimento proteico di origine animale (uovo: 1 , formaggio 30 – 50 g, yogurt 125 – 250 g)

- verdure di stagione

- olio di oliva extravergine DOP per condimento: 10 – 15 g

PROPOSTA DI MENU’ VEGETARIANO

dai tre anni

LUNEDI’: pasta di grano formaggio verdure

MARTEDI’: riso legumi (piselli – lenticchie) verdure

MERCOLEDI’: mais uovo – formaggio verdure

GIOVEDI’: riso formaggio – uovo verdure

VENERDI’: grano/grano saraceno legumi (fagioli – ceci) verdure

  Lunedi Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì

I settimana

Pasta al forno
Mozzarella
Zucchini al forno
Risotto
bianco
Piselli al sugo*
Finocchi
insalata
Pasta di mais
Frittata
verde**
Patate al forno
Minestra di riso
Caciocavallo
broccoli
insalata
P.U.
Minestra di pasta e fagioli
Carote al forno

II settimana

Pasta al pesto
Asiago
carote in insalata
Risotto al sugo*
Lenticchie con zucchine
Polenta al
sugo*
Mozzarella
Patate
insalata
Riso con verdure
Uovo sodo
Pomodori insalata
P.U.
Cous cous con ceci
Broccoli al forno

III settimana

Pasta al forno
Mozzarella
Zucchini al forno
P.U.
Riso con piselli
Carote al forno
Pasta di mais
Frittata verde**
Patate al forno
Risotto al sugo*
Form. Bel Paese
Fagiolini all’olio
Pasta in bianco
Fagioli in insalata
con pomodoro

IV settimana

Pasta al pesto
Asiago
Finocchi
insalata
Risotto bianco
Lenticchie
con zucchine
P.U.
Polenta con
mozzarella
carote al forno
Riso con verdure
Uovo sodo
Patate insalata
Pizzoccheri al sugo
Ceci in insalata
con barbabietole
rosse

** frittata di verdure verdi (spinaci, bietole, borragine, broccoli, ecc.)
^ insalate condite con olio di oliva extra vergine, sale, limone o aceto di mele
P.U. = Piatto Unico Porzione di legumi cotti: 1 (uno) cucchiaio a 3/4 anni, 2 cucchiai a 5/6 anni

 

PROPOSTA DI MENU VEGANO:

LUNEDÌ pasta di grano – legumi1– verdure

MARTEDÌ riso – legumi- – verdure

MERCOLEDÌ mais – legumi - verdure

GIOVEDÌ Riso - seitan – verdure

VENERDÌ grano/grano saraceno/orzo - legumi – verdure

  Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì

I settimana

Pasta al
forno2
Cotoletta di
soia Zucchine al
forno
Risotto
bianco
Piselli al
sugo Finocchi insalata
Pasta di
mais
Farinata di
ceci
Patate al
forno
Minestra di riso
Scaloppina di seitan Broccoli Insalata
Minestra di
pasta e
fagioli
Carote al
forno

II settimana

Pasta al
pesto3
Wurstel di
soia
Carote in
insalata
Risotto al sugo Lenticchie
con zucchine
Polenta al
sugo
Tofu
grigliato
con patate
Insalata
Riso con
verdure
Spezzatino
di
seitan
Pomodori
Insalata
Cous cous
con ceci
Broccoli al
forno

III settimana

Pasta al
forno
Hamburger
di
fagioli
Zucchine al
forno
Riso con piselli
Carote al forno
Pasta di
mais
Farinata di
ceci con
verdure
Patate al
forno
Risotto al sugo
Scaloppina di seitan
Fagiolini
all’olio
Pasta al
sugo
Fagioli in
insalata con
pomodori

IV settimana

Pasta al
pesto
Cotoletta di
soia
Finocchi
insalata
Risotto bianco
Lenticchie con
zucchine
Polenta con wurstel di
soia
Carote al
forno
Riso con
verdure
Spezzatino
di
seitan
patate
insalata
Pizzoccheri o
Orzotto al
sugo
Ceci in
insalata con
barbabietole
rosse

Periodicamente proporre come legume, preparazioni a base di soia (tofu, cotolette, tempeh, wurstel...)
2
Besciamella con latte di soia e margarina con grassi non idrogenati o olio extravergine di oliva
3
Pesto senza parmigiano

 

Torre Pellice, Febbraio 2010 Luciano PROIETTI pediatra

'' Ringraziamo Sapore del Sapere e Mondo di Loto per questo articolo ''

 

Una conferenza di Fabio Battilana

 

battilana.

Porre mente al corpo, affinché i due poli si inte­grino vicendevolmente. È questo il percorso indicato dall’analisi bioenergetica, che il dottor Fabio Battilana ha illustrato nel corso della conferenza tenuta presso il Centro Culturale Estrada di Treviso, nell’ambito del ricco calendario proposto ogni anno dall’associazione.

Secondo la Bioenergetica – fondata agli inizi del ‘900 da Wilhelm Reich e proseguita dal suo al­lievo Alexander Lowen, recentemente scomparso lo scorso anno alla venerabile età di 98 anni – tra corpo e carattere esiste un’identità funzio­nale. Ovvero, il tipo di mente/carattere che uno possiede influenza il corpo che egli ha.

Lowen stesso disse che ‘il corpo umano per chi lo sa leggere è come la sezione di un albero’, i cui segni non lasciano dubbi circa l’interpretazione. “Nel nostro corpo – ha spiegato il dottor Battilana, fisiatra ed esperto in bioenergetica – è iscritto tutto il nostro vissuto. Ed è importante per la psicotera­pia, perché se esiste questa identità noi possiamo andare ad agire sulla mente, lavorando sul corpo. Serve insomma    una    equivalente modifica del corpo per avere un    cambiamento    caratte­riale” .

 Il respiro e la postura, due sentinelle efficaci

Ma quali sono i cardini del lavoro corporeo da cui cominciare per avviare questo processo? “Sono il respiro e la postura – ha aggiunto Battilana – Non ci può essere infatti un equivalente cambiamento caratteriale senza un cambiamento del respiro e quando parlo di respiro intendo quello inconscio, non quello profondo e volontario. In questo modo, la modificazione del respiro andrà a riflettersi sulla no­stra costituzione caratteriale e viceversa. Il respiro, come un’onda, muove le varie parti del corpo e de­termina sensazioni. Se saremo connessi a queste sensazioni e alle emozioni collegate potremo attin­gere a funzioni superiori”.

Attraverso il respiro, noi veniamo in contatto con i cicli della vita. Essere in un ciclo non significa seguire una fase lineare o circolare, ma una sorta di spirale dinamica, dove si è morti rispetto al ciclo precedente ma non totalmente, perché una parte di noi riparte con quello successivo. Si è allora in pace, ci si sente sicuri e in sintonia con la Terra, come ac­cade per le stagioni e per il giorno e la notte, con i processi di espansione e di contrazione.

Comprendiamo così che siamo sì corpi se­parati e a sé stanti – precisa Battilana – ma in co­munione   con   gli   altri,   come   l’aria   che   noi respiriamo e che è la stessa che respirano tutti. Il respiro è il movimento di base della Terra”.

La postura è altrettanto fondamen­tale per capire una persona nella sua interezza. In base alle sue fasi evolutive e ai blocchi accumulati, ogni persona svilupperà un tipo di postura dominante – tutte in qualche modo compresenti in ognuno di noi, perché siamo uniti al Tutto anche in questo -, riassumibili in cinque tipologie.

La prima, riguarda i blocchi nella fase uterina e fetale, il cosiddetto ‘blocco nel diritto di vivere’, che porterà a un tipo chiuso che inspira poco.

La seconda vede inibito il diritto ad avere bi­sogno. Questa persona ha tanta energia dentro ma che non può arrivare in periferia. Spesso vi è una se­parazione tra la parte inferiore e la parte superiore, che sussiste perché se l’individuo desse retta al biso­gno troverebbe quello che ha provocato quello stato e, dunque, la sofferenza.

La terza si vede negato il diritto all’autono­mia dal bisogno dell’altro. In genere capita con un genitore cosiddetto ‘seduttivo’ che finge di acconten­tare il proprio piccolo ma in realtà fa quello che vuole lui: ‘ mamma, voglio giocare’, ‘ certo caro, ma an­diamo giocare al supermercato così mamma fa la spesa’.

La quarta è la cosiddetta struttura masochi­sta e si vede negare il diritto ad affermarsi. L’indivi­duo fa le cose a comando e trattiene. In genere si tratta di individui dai toraci possenti, con grande energia e senso di superiorità.

La quinta è rappresentata da un carattere ri­gido, che si forma nella fascia di età tra i 5-6 anni. Gli viene negato il diritto di esprimere i propri bisogni sessuali. Il bimbo vuole un contatto ‘a pelle’ con la madre, ma la madre lo inibisce. Porterà così nella sessualità tutto ciò che vede e non metterà la ses­sualità in contatto col cuore.

La Bioenergetica si sviluppò dopo il distacco di Reich da Freud.

Reich era infatti convinto che il linguaggio corporeo fosse più utile a sondare l’inconscio che non i sogni. Una visione assolutamente controcorrente ri­spetto al pensiero dominante, con il quale egli lottò per tutta la vita, ma che lo spinse su percorsi nuovi e mai esplorati.

Riuscire a tirare fuori questa parte inconscia, significa toccare dei blocchi che impediscono il flusso armonico del respiro e la libertà dei movimenti ar­monici”. Secondo Lowen, è la corporeità soggettiva dinamica, in rapporto con le emozioni che l’individuo sta vivendo, a tracciare la mappa sulla quale seguire la nostra pista. Non importa dunque, per esempio, come sia fatto un viso, ma come questo viso si at­teggi nelle varie relazioni.

È evidente che non esiste un metodo di cura standard che va bene per tutti, ma ogni paziente è assolutamente a sé stante” spiega il dottor Battilana. Non solo: cambia anche radicalmente la visione ma­lato/medico che abbiamo ereditato dal passato: “Non esiste più un terapeuta che deve guarire un malato – precisa Battilana – ma c’è chi accompagna chi sta male nel suo viaggio dentro la propria infan­zia, per capire cosa determina la sua vita odierna”.


I corpi ci parlano

Per raccogliere più dati possibili attraverso il corpo, Reich inventò una posizione chiave: mettendo in piedi il paziente, egli lo vedeva nella sua dinami­cità e soprattutto nel suo rapporto con la gravità, af­finché ‘egli si sentisse sulle proprie gambe’, fosse connesso con i ritmi della Terra e scaricasse le ener­gie in eccesso al suolo.

Così, l’essere umano entra in contatto con la sua ‘parte ombra’, dove ci sono i ricordi dei traumi vissuti tra gli 0 e i 6 anni, la fase critica di imprinting di ogni individuo. “Nessuno sfugge a questo binario frustrante - spiega Battilana -, neppure se poté con­tare su di una coppia genitoriale accudente. Inoltre è difficilissimo uscirne”.

I corpi dunque ‘ci parlano’. Ci sono persone con toraci incredibili e gambe o piedi piccoli ed è pro­babile che durante la loro infanzia abbiano avuto pri­vazioni o frustrazioni che le hanno rese insicure. A chi è gracile non servono muscoli, perché non ha avuto il permesso di vivere liberamente. E ancora: una persona depressa ha occhi cupi, velati e poca energia.

Il linguaggio corporeo è una spia del mo­mento che stiamo vivendo. Reich, per esempio, si accorse che i pazienti nevrotici trattenevano il re­spiro. Così, se siamo impauriti tratteniamo il respiro, se siamo in pace esso scorre liberamente. Attraverso di esso, allora, possiamo familiarizzare con la nostra parte inconscia. E se ci mettiamo la volontà - sotto­linea il dottor Battilana - capiremo che non possiamo farne a meno, che è un nostro amico e ci appogge­remo a esso. L’importante è guardarlo senza modi­ficarlo. Così, la parte volontaria - consapevolezza -guarda a quella involontaria - inconscio -. E a se­conda delle emozioni che avremo vedremo come cambia il respiro, arrivando a conoscere quella parte ombra. Ma non è facile. Si presuppone un grande la­voro e un fidarsi della vita”.

Secondo Battilana, non è un lavoro che si possa compiere da soli, anzi, ‘il fai da te’ è proprio sconsigliato, vista la posta in gioco.

Serve chi ci sa accompagnare, come novelli discepoli seguiti da un maestro.

La cosa, del resto, non ci dovrebbe turbare neppure più di tanto, visto che veniamo al mondo e siamo subito raccolti da dei maestri di vita - i nostri genitori o chi per essi -, veniamo affidati a dei tutori che seguono la nostra istruzione e si occupano della nostra crescita spirituale, ma soprattutto ognuno di noi è maestro di qualcuno e discepolo di qualcun altro, per tutta la vita.

Tratto dal nr.42 di Febbraio 2011 della Rivista Online LOTO

 


Pubblichiamo un'interessante articolo uscito sul Bollettino Notiziario organo ufficiale dell'ordine dei Medici Chirughi e degli Odontoiatri di Bologna.

 

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Sergio-2


Sergio-3

Pubblichiamo l'articolo di Michaela Doll e invitiamo a leggere con molta attenzione

killer_nascosti. Infarto, cancro, malattie reumatiche, diabete mellito e morbo di Alzheimer: malattie completamente diverse con pericolose somiglianze
Riuscite a immaginare che tra un taglio su un dito e un infarto cardiaco, una gengivite e un ictus, un trauma sportivo e il morbo di Alzheimer oppure un’infezione e il cancro esista una connessione?

Probabilmente quello che inizialmente può sembrare una provocazione fantasiosa presenta effettivamente una giustificazione di fondo, perché gli eventi e le malattie citati hanno un punto fondamentale in comune: la reazione infiammatoria. Non appena un tessuto viene ferito, nel nostro organismo ha luogo un processo complesso per far sì che si eviti una setticemia, per far sì che si formi del tessuto nuovo e che la ferita si rimargini.
Questa fondamentalmente è una reazione intelligente dell’organismo che contribuisce alla guarigione. Che cosa succede, però, se questo processo, dopo che il “lavoro è finito”, non si ferma più, se il “focolaio” continua a covare inavvertitamente nel nostro organismo senza cessare la sua azione?

Eccesso nella reazione infiammatoria: uno stress che favorisce la malattia
Le più recenti conoscenze in campo medico ci dimostrano che uno stress infiammatorio così prolungato è veleno per il nostro organismo: i vasi, le cellule nervose, le articolazioni, le mucose, quasi tutte le cellule dell’organismo possono essere danneggiate e quindi contribuire all’insorgere di malattie cardiocircolatorie, cancro, diabete mellito, ulcere gastriche, malattie intestinali croniche, malattie nervose, come il morbo di Alzheimer, oppure malattie alle articolazioni e farci invecchiare precocemente. Le infiammazioni dovrebbero quindi essere considerate come un comune denominatore di tutte queste malattie del benessere. Che cosa contribuisce dunque a far sì che questo focolaio latente nell’organismo non si spenga più e quali sono i fattori che agiscono come “estintori” e che favoriscono una “normale” conclusione di quella reazione infiammatoria in eccesso?


Il fatto che la reazione infiammatoria sia eccessiva, infatti, può essere favorito dall’influsso dello stile di vita di noi occidentali, con un’alimentazione scorretta, sovrappeso, fumo, e dalle condizioni ambientali (inquinamento, polveri sottili, fuliggine).
Possiamo viceversa contribuire in modo essenziale all’estinzione di tali focolai latenti nel nostro organismo grazie al nostro stile di vita e a un’alimentazione “antinfiammatoria”. In questo libro scoprirete quali influssi e quali fattori alimentari infiammano, alimentando una condizione di stress infiammatorio, e come possiamo vincere la nostra “lotta contro il
fuoco” grazie a scelte alimentari corrette e a uno stile di vita che inibisce le condizioni infiammatorie. Fate il test per scoprire qual è il vostro stato di salute personale e scoprite come potete prevenire le malattie del benessere provocate dalle infiammazioni!


La reazione infiammatoria: il corpo si difende
Vi ferite a un dito affettando una cipolla, un evento banale, eppure questo taglio innesca una cascata di reazioni a catena per limitare e per riparare il danno. Un aspetto importante di questo sistema di riparazione è rappresentato dalla difesa propria dell’organismo, che viene mobilitata dal tessuto ferito e che mette in moto l’infiammazione. Solitamente una ferita da taglio per prima cosa inizia a sanguinare. In questo modo si eliminano batteri e altri germi, ancora prima che raggiungano l’organismo attraverso il flusso sanguigno e possano svilupparvi un’infezione.
Tuttavia la “polizia dell’organismo” non è ancora soddisfatta: attraverso il sangue si inviano in questo campo di battaglia altre truppe di anticorpi, che devono eliminare i germi nemici ancora eventualmente presenti e smaltire le sostanze di rifiuto. Dei messaggeri si preoccupano di assoldare un numero sempre maggiore di anticorpi.
Per evitare un’emorragia troppo violenta i vasi sanguigni feriti si rimarginano già dopo pochi secondi. Il sangue cola e forma un embolo che chiude il canale danneggiato. A questo punto i vasi sanguigni possono riaprirsi e il sangue scorre nuovamente a un ritmo più veloce attraverso le arterie. La pelle si arrossa perché è irrorata più rapidamente e si riscalda in prossimità della ferita. Sicuramente qualche volta avete già avuto modo di osservare qualcosa del genere.


Il “grosso” deve ancora venire
Mancano ancora il gonfiore e il dolore (tabella 1), che spesso sono ulteriori fenomeni spiacevoli che accompagnano una ferita da taglio oppure, ad esempio, anche il trauma subito
da un’articolazione. Poiché infatti il maggior numero possibile di anticorpi deve poter marciare nella zona traumatizzata, aumenta l’elasticità delle pareti dei piccoli vasi sanguigni.
Si assiste a un aumento di liquido e il tessuto gonfia: una caviglia traumatizzata, ad esempio, ingrossa. Il gonfiore può a sua volta premere sulle sensibili terminazioni nervose della pelle e la ferita o la caviglia slogata iniziano a far male. La persona interessata spesso assume una postura di compensazione, perché quella zona del suo corpo non può più senz’altro essere utilizzata.

Tabella 1: Manifestazioni tipiche delle infiammazioni
• Limiti nella funzionalità
• Riscaldamento
• Arrossamento
• Gonfiore
• Dolore

L’infiammazione quindi è un processo complessivamente complicato, che normalmente è introdotto nel nostro organismo come risposta a uno stimolo. Possono essere stimoli come il freddo, il caldo, oppure la presenza di proteine estranee (allergeni). Nelle cosiddette malattie autoimmuni la reazione infiammatoria è rivolta contro materiale dell’organismo stesso. In ultima analisi non importa chi invoca davvero l’aiuto delle cellule del sistema immunitario; la polizia del nostro corpo è messa in allarme per correre ai ripari e per risanare ed è lei a innescare la reazione infiammatoria. La lotta ingaggiata dalle truppe del sistema difensivo dell’organismo infuria: attraverso centinaia di segnali si “riscaldano”, eliminano instancabilmente germi e cellule morte, intervengono sui vasi sanguigni e contribuiscono all’insorgenza del dolore e della febbre. Infine ci sono altre sostanze che mettono fine alla reazione infiammatoria e che si preoccupano del fatto che il tessuto danneggiato guarisca, magari formando una cicatrice.


La creatura ha un nome
La reazione infiammatoria descritta può avere un decorso acuto o cronico ed essere caratteristica di determinati modelli di malattia. La medicina ha coniato una denominazione scientifica per tali malattie infiammatorie: l’evento è per lo più descritto da una combinazione del nome dell’organo interessato più la desinenza greca “-ite”. Quindi, ad esempio, l’infiammazione delle articolazioni è nota come artrite e quella del fegato come epatite.
Di solito tali malattie, determinate da processi infiammatori, sono accompagnate da una serie di manifestazioni tipiche: dolore, ad esempio, oppure una debolezza fisica generale oppure anche febbre. L’innalzamento della temperatura corporea serve ad uccidere i germi pericolosi. Chi soffre di una bronchite spesso ha attacchi di tosse e difficoltà respiratorie. Una paradentite è una infiammazione dell’apparato dentale e spesso si manifesta con le gengive che sanguinano pulendo i denti. Nel caso della miocardite si tratta di una infiammazione del muscolo cardiaco, che comporta tra l’altro insufficienza cardiaca e alterazioni del ritmo cardiaco e che, se non viene curata nel modo appropriato, può condurre perfino alla morte.
Le malattie intestinali di origine infiammatoria, come ad esempio, la colite ulcerosa, possono manifestarsi con sangue nelle feci, diarrea e dolori addominali. La gastrite segnala un’infiammazione della mucosa dello stomaco, che può avere come conseguenza nausea, senso di pesantezza e vomito. Nel caso delle dermatiti si tratta di una reazione infiammatoria della pelle, che può essere accompagnata da arrossamenti e da prurito.


Il programma di emergenza può diventare cronico
Potremmo continuare la serie, ma, come potete constatare da questi esempi, tali reazioni infiammatorie non passano inosservate. Questo “programma di emergenza” del corpo, però, che nell’ambito del processo di guarigione è assolutamente molto significativo, può anche non terminare del tutto e può accadere così che l’infiammazione diventi cronica.
I sintomi diventano allora particolarmente fastidiosi. Il dolore può diventare persistente e il trattamento può avere difficoltà ad avere buon esito.
Tuttavia, anche nel caso della cronicità, esistono rimedi possibili, farmaci quali gli antinfiammatori (v. pagina 32) e diverse misure terapeutiche. Che cosa succede, però, quando il sistema immunitario sfugge al controllo, per così dire, inavvertitamente, senza che si instauri una malattia con i sintomi corrispondenti e ciononostante il “fuoco” dell’infiammazione, una volta appiccato, non si spenga più a causa di stimoli costanti, come, ad esempio, prodotti del proprio metabolismo, sostanze contenute nelle sigarette, sostanze inquinanti?

di Michaela Doll

Informasalus.it

Pubblichiamo l'articolo di Stefano Cattinelli e Andrea Sergiampietri e invitiamo a leggere con molta attenzione.

pelle.
La pelle è l'organo più esteso del nostro corpo e di quello dei nostri animali

La pelle è l'organo più esteso del nostro corpo e di quello dei nostri animali; è la barriera oltre la quale inizia il mondo esterno ed entro la quale esistiamo noi come esseri viventi.

Pensandoci bene, la pelle è ciò che è possibile vedere di noi, degli altri e, a maggior ragione, dei nostri animali in quanto... la loro non è nascosta dai vestiti!

E' un organo di vitale importanza che preserva il giusto grado di idratazione del corpo e contribuisce la regolazione della temperatura corporea; inoltre la presenza di numerosi sensori (recettori) permette di percepire il caldo, il freddo, l'umidità ambientale e di prendere, letteralmente, contatto con ciò che ci circonda attraverso il senso del tatto.

Quindi la pelle non é solo una superficie, un involucro che ricopre muscoli ed organi, ma é essa stessa un organo, esattamente come il fegato, i reni, il cuore e il cervello, e con essi stabilisce un rapporto di interdipendenza.

La pelle contribuisce al mantenimento dell'equilibrio interno, perché ha la capacità di consegnare all'esterno quelle sostanze che potrebbero perturbare la funzionalità interna, cosi come l'intestino, che con la cute condivide, in parte, le funzioni di organo emuntorio (eliminatorio).

Noi e i nostri animali viviamo in un ambiente che ci carica di "tossine", soprattutto se l'alimentazione è squilibrata per composizione e scelta degli alimenti. L'uomo può, in parte, ridurre questo carico "tossinico" con il sudore; se ciò non avvenisse, tali sostanze indesiderate finirebbero per accumularsi determinando una situazione di malessere dell'intero organismo.

Negli animali, poiché le ghiandole sudoripare sono molto meno numerose che nell'uomo, l'eliminazione si può realizzare anche attraverso quelle che, comunemente, sono considerate "patologie" cutanee, ma che di fatto, pur trattandosi di lesioni (perdita di pelo, infiammazioni, foruncoli, ecc... ) sono importanti vie di uscita che l'organismo usa per liberarsi da uno stato tossico.

Un tipico esempio di questo meccanismo di eliminazione lo vediamo in cani come i pastori tedeschi i quali, dopo una scorpacciata di carne di maiale, manifestano una dermatite di tipo essudativo. In questo caso, l'infiammazione del derma con la produzione di siero rappresenta la strategia che l'organismo adopera per eliminare un pericoloso eccesso di sostanze azotate, derivanti dalla scomposizione delle proteine della carne. La pelle, quindi, é di fatto uno sbocco per una tale eliminazione.

Anche nelle cosiddette "allergie alimentari", nelle quali la particolare reattività dell'organismo nei confronti di un determinato alimento dà luogo ad una manifestazione cutanea (caratterizzata da edemi, ponfi, arrossamenti, comparsa di vescicole e prurito) possiamo constatare questa salutare funzione della pelle.

maialini.

Così come nelle forme cutanee di leishmania (malattia provocata da un parassita); anche questo è un esempio della capacità della forza vitale di dirigere il male ad un livello periferico del corpo, un tentativo di preservare l'integrità di organi interni, come il fegato e i reni, che, se coinvolti, metterebbero a rischio la vita stessa dell'animale (la cosiddetta forma viscerale di leishmania).

Sia nel caso della leishmaniosi, che nel caso delle forme allergiche cutanee (alimentari o da morso di pulce) ed anche nei soggetti che manifestano una certa predisposizione alle parassitosi cutanee (rogne e micosi), il veterinario omeopata non considererà mai la pelle come un organo isolato, ma come parte integrante di un sistema di organi e apparati che assieme collaborano a garantire la vita dell'individuo.

Questa "visione olistica" del paziente, pietra miliare della dottrina omeopatica, indirizza dunque il terapeuta verso un tipo di scelta mirata a guarire l'individuo (il malato) e non, nel caso della pelle, le singole manifestazioni patologiche (la malattia).

Se, per esempio, consideriamo i foruncoli del nostro cane come un sintomo separato dal resto dell'animale, come una manifestazione che nulla ha a che fare con una più complessa ricerca di equilibrio, saremo portati ad indirizzare i nostri sforzi terapeutici solo e semplicemente verso quella determinata lesione; molto probabilmente l'applicazione locale di una pomata antibiotica e/o cortisonica, nell'immediato sarà in grado di far sparire la lesione ma, in realtà, avrà nascosto un importante segnale di uno squilibrio più profondo. In sintesi, il livello di salute dell'animale non sarà affatto migliorato.

Questo è quanto avviene ogni volta che, a livello cutaneo, applichiamo una terapia "soppressiva" cioè che nasconde i sintomi, con l'intento di far sparire la lesione. Ripetute soppressioni di sintomi cutanei, nel lungo periodo, per il veterinario omeopatico, possono essere causa di malattie più gravi.

 

Arnica=Traumi, Belladonna=Febbre, Drosera=Tosse. Vanno considerate la globale costituzione del soggetto, la sua predisposizione e la sua individualità. Solo con queste informazioni, e sempre consultando l'Omeopata, possiamo orientarci verso una corretta e consapevole cura.

7. Non è una "cura dello spirito". L'Omeopatia cura e porta a guarigione soggetti che soffrono così come si fa usando i farmaci di sintesi! Solo lo fa con altri sistemi.

Insomma: questi sono alcuni aspetti dei molteplici malintesi, della disinformazione, dei continui fraintendimenti che riguardano l'Omeopatia.

Cosa sia l'Omeopatia, quali siano i suoi principi, le sue leggi, i suoi meccanismi, il segreto della sua efficacia, è un qualcosa che persino i Medici suoi sostenitori, a migliaia in tutto il mondo, studiano per anni e anni. Medici! Non stregoni, o maghi.

Gli Ordini dei Medici hanno riconosciuto l'Omeopatia come "Atto Medico", di competenza cioè solo del Medico, del Veterinario, dell'Odontoiatra.

La scienza contemporanea (la meccanica quantistica, il paradigma olografico, la matematica dei frattali, ecc.), ha reso evidente una realtà che fu scoperta da Hahnemann più di 200 anni fa: ciò che comunemente chiamiamo "malattia" è solo la manifestazione esteriore, l'esteriorizzazione, di un processo che colpisce, in realtà, la totalità dell'organismo.

Nell'intimità dell'essere vivente, là nascono i primi disordini che poi si evidenzieranno attraverso sintomi clinici, che sono, dunque, l'effetto di una causa profonda.

Per questo la Medicina Omeopatica è adeguata anche alla prevenzione delle malattie, tutte le volte che nell'analisi del paziente viene precocemente svelata la sua predisposizione ad ammalare.

L'essere vivente è assolutamente unico, tanto nella salute che nella malattia, è un tutt'uno indiviso.

Non è un caso che l'Omeopatia venga osteggiata in quei Paesi dove le multinazionali della chimica sono potenti ed hanno i più grandi interessi. La cura omeopatica costa poco e non interessa al "grande business" (quando costa tanto, non è Omeopatia ed occorre diffidare delle prescrizioni multiple!!!). Lo testimonia il fatto che è diffusissima nei paesi poveri, dove non è possibile accettare i costi delle terapie farmacologiche.

Ciò non di meno, in questi Paesi (India ed America Latina soprattutto) funziona egregiamente ed è anche pratica ospedaliera. E la validità dei rimedi usati 200 anni fa è ancora intatta; quelli che hanno avuto successi spettacolari in epidemie di Febbre Gialla, di Difterite, di Colera, di Poliomielite (di quella argentina del 1952 ci sono ancora le cartelle cliniche di moltissimi pazienti trattati sia in malattia che in prevenzione con ottimi risultati), ecc.

Bisogna conoscerla, studiarla, applicarla con serietà.

di Stefano Cattinelli, Andrea Sergiampietri

Fonte: Il Granulo





Sottolineava il celebre psicoanalista Hillman: "il nostro modo di vivere e di pensare è ossessivo. Ognuno di noi è soggetto alla tirannia di una vita che va di fretta, una vita in accelerazione spietata".

La parola d'ordine di ogni messaggio quotidiano è "il prima possibile".
Questa l'essenza della nostra epoca e del suo modello maniacale: come disse A. Huxley "noi moderni non abbiamo inventato nessun nuovo peccato capitale oltre ai sette peccati capitali dei tempi antichi, se non la fretta".

In queste condizioni di stress è facile incorrere in un disturbo che limita fortemente lo stato di forma fisico e psichico di ciascuno, incidendo sull'espressione della propria età biologica (quella reale): la disbiosi intestinale, viene favorita da un'alimentazione poco equilibrata, dalla mancanza di attività fisica, dall'utilizzo di taluni farmaci (antibiotici, lassativi, anticoncezionali).
pancia.

 


Sintomi
In pratica la flora batterica intestinale può alterarsi e provocare appunto la disbiosi intestinale, una vera e propria malattia, caratterizzata da alcuni sintomi ben definiti:
- cattiva digestione
- gonfiore
- stitichezza alternata a diarrea
- nervosismo e ansia
- stanchezza mattutina
- disturbi del sonno
- candidosi vaginale
- infezioni del cavo orale
- aerofagia ed eruttazioni fastidiose
- intolleranze alimentari



Cause

Una dieta poco equilibrata, sia sotto il profilo qualitativo sia sotto l'aspetto della distribuzione dei pasti nel corso della giornata e delle modalità di assunzione, spesso eccessivamente rapida, è dannosa per l'intestino ed impedisce all'organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo. L'alimentazione scorretta risulta poi spesso associata ad uno stile di vita irregolare, che altera il ritmo sonno-veglia, con inevitabili ripercussioni negative sulla funzionalità intestinale.
Un'ulteriore causa è costituita dall'assunzione di farmaci quali antibiotici, antinfiammatori, antinfluenzali, antidepressivi, anticoncezionali e ansiolitici che non solo accentuano l'espressione sintomatologica della disbiosi intestinale, ma ne sono anche stessa fonte, a causa del danneggiamento dagli stessi indotto sulla flora batterica. Quest'ultima può inoltre risultare danneggiata anche dall'azione locale dei metalli pesanti, quali l'alluminio, il mercurio, il piombo, che possono giungere nell'intestino attraverso la catena alimentare.

L'alterazione dell'equilibrio qualitativo e quantitativo della flora batterica intestinale può rappresentare un cofattore importante nella manifestazione della stipsi e del cosiddetto colon irritabile (dato dall'alternarsi di periodi di stipsi a periodi colitici): alterazione dell'alvo, meteorismo (cioè gonfiori di pancia e senso di pesantezza), dolori addominali, cattiva digestione (dispepsia), alito cattivo, sfoghi cutanei.

Inoltre le conseguenze di carattere sistemico della disbiosi sono molteplici e assai importanti: diminuzione dell'attività immunitaria, dismetabolismi (aumento di colesterolo e trigliceridi, della glicemia e dell'uricemia), predisposizione alle infezioni, perdita di energia, cistiti ricorrenti, manifestazioni allergiche, aumento delle affezioni del cavo orale (tonsilliti, faringiti, tracheiti, bronchiti), difficoltà a perdere peso e perdita di capelli.

Pertanto la disbiosi intestinale è inquadrabile come una vera e propria condizione di malattia, invalidante la qualità di vita del soggetto che ne risulta affetto. Consiste in una specie di condizione di alterata ecologia della microflora che può sussistere a livello del cavo orale, del tratto gastroenterico e vaginale.

intestino.


Forme principali

Si possono distinguere cinque forme principali di disbiosi:

1. Disbiosi carenziale, conseguente ad un deficit di flora batterica intestinale, per lo più favorito da un'alimentazione povera di fibre solubili e/o ricca in alimenti precedentemente sottoposti a processi di sterilizzazione oppure conseguente a trattamenti con antibiotici.

2. Disbiosi putrefattiva, favorita da una dieta eccessivamente ricca in grassi e carni, povera in fibre; alcuni studi la collegano anche ai meccanismi patogenetici (cioè causali) di alcune forme tumorali, quali il cancro del colon e della mammella.

3. Disbiosi fermentativa, caratterizzata da una condizione di relativa intolleranza ai carboidrati, favorita da un'accentuata fermentazione batterica. Quest'ultima a sua volta indotta da una sovracrescita batterica a livello del piccolo intestino, dove sono più ricchi i substrati fermentabili. Sintomi più tipici: gonfiore di pancia, flatulenza, diarrea alternata a stitichezza, sensazione di malessere.

4. Disbiosi da sensibilizzazione, causata da una risposta immune anomala a componenti della microflora batterica intestinale fisiologica, spesso legata ad un deficit di immunoglobuline (IgA) e/o ad una condizione di barriera immunitaria insufficiente.

5. Disbiosi da funghi (Candida intestinale e lieviti in eccesso), legata alla sovracrescita di saccaromiceti (funghi) o della Candida, favorita da una dieta ricca in zuccheri e povera in fibre. Sintomi prevalenti: diarrea o più di rado stipsi, prurito anale, astenia, talvolta sfoghi orticarioidi, cistiti ricorrenti abatteriche, funghi in altre sedi corporee (soprattutto a livello genitale) e associata spesso a specifiche intolleranze alimentari: lieviti, frumento, latte e derivati, birra.


Il Disbiosi Test

Oggigiorno, senza necessariamente effettuare costosi test di intolleranza alimentare, è possibile diagnosticare la disbiosi intestinale attraverso un semplice test sulle urine, che consente di evidenziare l'eccesso o l'assenza di metaboliti derivati dalle attività metaboliche intestinali. Il disbiosi test rileva la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano: l'indicano e lo scatolo. Il test è praticabile negli studi specializzati in medicina funzionale.
In pratica questo test permette di individuare l'entità qualitativa e quantitativa del dismicrobismo in atto e di monitorare nel tempo l'efficacia della terapia impostata: una sorta di check-up della corretta capacità funzionale del nostro apparato gastroenterico, con la possibilità poi di vedere impostate terapie assolutamente fisiologiche e naturali, in grado di ripristinarne la corretta funzionalità.
Spesso viene effettuato di routine nell'ambito del più vasto check up anti-aging, finalizzato a valutare e monitorare l'età biologica del proprio organismo, spesso così distante da quella meramente anagrafica. Il tutto finalizzato al mantenimento e/o al recupero di un ottimale stato di forma fisica e mentale, cardine di ogni approccio volto a invecchiare bene e in salute.

 

di Monia Trentarossi

da Informasalus del 25/01/2011

Venerdì 14 gennaio 2001 il British Medical Journal ha pubblicato un articolo che mette in dubbio la raccomandazione dell'OMS di breastfeedingallattare esclusivamente al seno per 6 mesi (l'articolo può essere scaricato gratuitamente a questo indirizzo).

I media, in Italia e altrove, hanno ripreso questo articolo e ne stanno diffondendo il discutibile messaggio in un modo che potrebbe confondere le madri e le famiglie con una conseguente riduzione della percentuale di donne che allatta esclusivamente al seno per 6 mesi, periodo raccomandato anche in Italia dal Ministero della Salute e da numerose associazioni professionali. Il quotidiano La Stampa, per esempio, titola "Troppe poppate fanno male" quando non esiste nessuna ricerca e nessun ricercatore al mondo, nemmeno gli autori dell'articolo britannico, che possano dimostrare danni da allattamento al seno.

È curioso che suscitino molto interesse gli articoli che spingono ad allattare di meno, mentre non destano il benché minimo scalpore la grande quantità di studi che dimostrano come, anche nel ricco occidente, i bambini alimentati con latte artificiale o svezzati troppo presto con cibi solidi corrano il rischio di contrarre numerose malattie, da numerose infezioni all'obesità, con altissimi costi per l'individuo, la famiglia, il sistema sanitario, la società e l'ambiente. Non sarà per eccesso di riverenza nei confronti delle multinazionali e delle loro inserzioni pubblicitarie?


È altrettanto curioso come buone pratiche per proteggere la salute dei nostri bambini a costo zero passino in sordina. Un esempio? L'articolo del British Medical Journal paventa tra gli altri il rischio di anemia nei bambini allattati esclusivamente al seno fino ai 6 mesi. L'argomento "ferro" e "anemia" è in gran voga ultimamente, come dimostrano le campagne pubblicitarie di alimenti per l'infanzia. Non tutti sanno però che per aumentare efficacemente le riserve di ferro di un neonato e prevenire l'anemia è sufficiente attendere un paio di minuti prima di tagliare il cordone ombelicale al momento del parto. Una pratica del tutto gratuita, priva di rischi, e che rende inutile, per la maggior parte dei bambini, l'uso di alimenti fortificati in ferro (con buona pace di chi li produce).

Chi si occupa di salute dovrebbe informare i genitori che l'indicazione sull'età del cosiddetto svezzamento (il termine corretto è "alimentazione complementare" poiché si tratta, appunto, di introdurre cibi idonei all'età del bambino, proseguendo l'allattamento al seno) è un riferimento generico: si tratta, infatti, di raccomandazioni di salute pubblica, valide a livello di popolazione generale.

Per fortuna i nostri bambini non leggono né le raccomandazioni dell'OMS né gli articoli del British Medical Journal, ma si sanno regolare in base alle loro tappe di sviluppo e ai loro bisogni nutritivi: ogni mamma ed ogni pediatra o altro operatore sanitario sanno benissimo che ci sono dei bimbi che sono pronti ad aggiungere altri cibi al latte materno prima dei 6 mesi (anche se sono rarissimi i bimbi pronti a 4 mesi), come ce ne sono che a 6 mesi non sono ancora pronti, ed allora bisogna aspettare i 7 o gli 8 mesi, continuando ad offrire, senza forzare, cibi sani e sicuri.

L'introduzione di altri alimenti in aggiunta al latte materno è una delle tante tappe dello sviluppo del bambino, e così come per camminare o parlare c'è una grande variabilità da un bimbo all'altro: non tutti i bambini camminano a 12 mesi, ma un genitore non si preoccupa se a quell'età suo figlio non cammina. Come mai non si trasmette la stessa serenità rispetto all'alimentazione? Forse perché, purtroppo, ci stanno dietro enormi interessi economici, e spesso articoli e ricerche pilotati ad arte.

Perché l'articolo del British Medical Journal ed il modo in cui lo presentano i media fanno acqua?

È presentato come un "nuovo studio", cosa che non è, trattandosi semplicemente dell'opinione personale degli autori sulla base di una loro lettura di articoli già pubblicati da molti anni. Autori che tra l'altro non dicono come hanno scelto gli articoli che discutono, di che qualità siano, e quanto siano solide le rispettive argomentazioni.

Tre dei quattro autori dell'articolo, Mary Fewtrell, Alan Lucas e David Wilson, dichiarano di aver ricevuto finanziamenti da industrie di alimenti per l'infanzia, non per questo articolo ma per altre loro ricerche ed attività. Questo non li rende certo al di sopra di ogni sospetto.

Gli autori non mettono in discussione la superiorità dell'allattamento al seno rispetto all'alimentazione artificiale, né la raccomandazione di continuare ad allattare anche dopo l'introduzione di alimenti complementari, fino a 2 anni ed oltre come dice l'OMS, o fino a quando madre e bambino lo desiderino come dice il Ministero della Salute. Gli autori mettono solamente in dubbio l'età media di introduzione dei primi alimenti in un bambino allattato al seno. Affermano che la raccomandazione dell'OMS (6 mesi) si basa su poche certezze: 18 studi, tra i quali solo 2 controllati e randomizzati, cioè del tipo che offre maggiori certezze. Ma nel mettere in dubbio le prove fornite dall'OMS gli autori citano una quindicina di articoli pubblicati dopo il 2001, cioè dopo le raccomandazioni dell'OMS, nessuno dei quali però offre maggiori certezze rispetto ai 18 studi citati dall'OMS. Anzi, molti di questi studi sono più deboli dei precedenti, ed alcuni portano addirittura acqua al mulino dell'OMS.

Gli autori citano poi, scorrettamente, due studi controllati e randomizzati tuttora in corso in Gran Bretagna, quasi a dimostrare che, se si fanno questi studi, è perché ci sono dubbi sulle raccomandazioni OMS. Ma non ha senso citare studi non ancora conclusi né pubblicati a sostegno delle proprie opinioni, dato che non si sa nemmeno a quali conclusioni porteranno.

Senza portare nessuna prova, l'articolo suggerisce che una ritardata (a 6 mesi) introduzione di alimenti complementari potrebbe favorire l'obesità. Secondo gli autori, è meglio anticipare l'assaggio di nuovi sapori, soprattutto quelli amari tipici delle verdure, per abituare il bambino ad apprezzarli e gradire quindi, più avanti con l'età, una dieta variata. Gli autori si dimenticano di dire che il bambino allattato al seno (e prima ancora durante la gravidanza) ha già sperimentato tutti questi sapori, che passano nel latte materno (e nel liquido amniotico). Inoltre l'obesità potrebbe essere dovuta a fattori indipendenti dall'allattamento e dalla sua durata: il rischio legato ai cibi spazzatura e alle bibite zuccherate (prodotti dalle stesse multinazionali che producono cibi per l'infanzia) è noto da molti anni!

Portando a sostegno delle loro tesi articoli che in originale presentano già i loro risultati come preliminari e bisognosi di conferme, gli autori suggeriscono anche che una ritardata (a 6 mesi) introduzione di alimenti complementari potrebbe favorire l'insorgere di allergie e celiachia. Si tratta solo di ipotesi. La Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica aveva già discusso l'ipotesi della celiachia alla fine del 2009 ed aveva considerato le prove disponibili insufficienti a fornire certezze. Quanto alle prove riguardanti le allergie, si tratta pure in questo caso di ipotesi, legate del resto al fatto che tuttora si ignora l'origine delle allergie.

Articoli come quello britannico hanno l'unico risultato di creare confusione nei genitori e con ogni probabilità vanno a vantaggio solamente di chi produce alimenti per l'infanzia, dato che permette di guadagnare una considerevole fetta di mercato, cioè quella dei bambini tra i 4 e i 6 mesi.
I giornalisti e i media dovrebbero approfondire in maniera indipendente da altri interessi l'argomento, prima di contribuire ad aumentare la confusione.

In rete sono reperibili numerosi altri commenti a questo articolo, tra i quali citiamo quelli delle risposte rapide sullo stesso sito del British Medical Journal (http://www.bmj.com/content/342/bmj.c5955/reply#bmj_el_248152) e:
http://info.babymilkaction.org/news/policyblog140111
http://www.analyticalarmadillo.co.uk/2011/01/starting-solids-facts-behind-todays.html

Per ulteriori informazioni:

IBFAN Italia
MAMI Movimento Allattamento Materno Italiano

Articolo da Informasalus.it del 17/1/2011

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