Accattivante e colorato il “pack” degli alimenti spesso trasuda design da tutti i pori, ma a pagarne l’originalità sono proprio i consumatori! Stando ad una recente indagine Coldiretti infatti nella spesa alimentare degli italiani il costo delle confezioni è la componente più rilevante e supera quello del prodotto agricolo contenuto.

imballaggi.

Si tratta - sottolinea la Coldiretti - dell’effetto congiunto delle strategie di marketing che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite anche con la riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose e del crollo dei prezzi alla produzione agricola calati dal 53 per cento per le pesche al 30 per cento per grano e latte su livelli insostenibili per le aziende agricole. Principale responsabile dello spreco di imballaggi è l’agroalimentare, dove si verificano proprio a causa degli imballaggi alcune asimmetrie di prezzo.

Il risultato è che - sostiene la Coldiretti - i barattoli etichettati costano più dei fagioli contenuti, le bottiglie più della passata, i brick piu’ del succo di frutta ed le scatole più grano di cui sono fatti i biscotti. Nei fagioli in barattolo - precisa Coldiretti - la confezione incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento. Oltre all’evidente aumento di spesa che deve coprire lo sforzo “creativo” del marketing c’è anche un discorso ambientale se si considera che la metà dello spazio della pattumiera nelle case è occupato da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa.

Solo di involucri si buttano ogni anno 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40 per cento della spazzatura prodotta complessivamente in Italia. La diminuzione della produzione dei rifiuti - conclude la Coldiretti - è per circa la metà degli italiani (47 per cento) il principale obiettivo da seguire per affrontare il problema del loro smaltimento, secondo l’ indagine realizzata da Swg per Polieco.

 

Da Soldiblog

 

Cibo scadente, norme igieniche non rispettate, locali e apparecchiature non a norma. Circa un terzo delle mense scolastiche ispezionate in tutta italia dai carabinieri del Nas nei primi otto mesi dell'anno è risultato irregolare. I 174 controlli, eseguiti tra gennaio e agosto, hanno portato alla chiusura di 15 strutture per motivi di salute pubblica, due mense sono state sequestrate, per un valore complessivo di 2,73 milioni di euro.

 

mensa_scuola. Oltre 3,6 le tonnellate di alimenti posti sotto sequestro, duecento le confezioni incriminate, quattro i campioni prelevati (tra alimenti, medicinali e altro) ancora in corso di analisi e accertamento. I carabinieri del nucleo antisofisticazione e sanità hanno denunciato 28 persone alle procure della repubblica e hanno effettuato 44 segnalazioni all'autorità amministrativa.

 

Si tratta di 101 infrazioni complessivamente accertate; in alcuni casi quelle penali (32) e quelle amministrative (69) sono a carico della stessa struttura; pertanto, da quanto emerge dai dati, circa il 30% delle mense sottoposte a verifica presenta delle irregolarità. Il tutto a una settimana dall'inizio del nuovo anno scolastico che si annuncia problematico, dal punto di vista sanitario, a causa della prevista pandemia di nuova influenza."C'è un'equidistribuzione dei sequestri sul territorio nazionale - spiega ad apcom il vicecomandante dei carabinieri per la tutela della salute, antonio amoroso - possiamo dire che le irregolarità sono a macchia di leopardo. In buona parte riguardano episodi di frodi, in particolare casi di cibo non adeguato o nocivo, oppure carenze strutturali nelle apparecchiature utilizzate. Spesso la somministrazione di cibo non idoneo non è un fatto voluto, ma causato da ignoranza, disinteresse o cattiva formazione. Somministrare carne avariata, nella maggior parte dei casi, è attribuibile a episodi di imprudenza"."Accade spesso che vengano somministrati cibi di minor pregio - afferma il colonnello amoroso - ma in linea di massima possiamo dire che si tratta di aziende di catering corrette, e che non c'è da preoccuparsi. Nonostante i 17 sequestri, tutto sommato l'attenzione e i controlli sono assicurati. Va detto anche - aggiunge - che qualche irregolare c'è sempre".

 

Al Nas spetta anche il controllo dei capitolati d'appalto delle mense. Ovvero, verificare se il cibo previsto sulla carta è veramente quello che finisce nei piatti dei bambini. "La nostra attenzione per le mense scolastiche è prioritaria - dice Amoroso - del resto i destinatari sono soggetti molto sensibili come i bambini, che hanno un apparato immunitario vulnerabile. Fino ad ora ci sono stati dei casi di malori intestinali e disordini alimentari. Ma non si sono registrati casi di intossicazioni gravi".

 

"Nelle mense - rileva Amoroso - bisogna fare i conti, come in altri settori, anche con il lavoro nero. E' un fenomeno che esiste. Ma come rappresentante del Nas non posso che auspicare che le stesse associazioni di settore, ogniqualvolta hanno delle sensazioni di irregolarità, ci interpellino. Noi siamo disponibili e pronti a intervenire nelle situazioni di irregolarità. Il nas deve essere un alleato di questi enti in funzione della sicurezza delle mense".

 

La preoccupazione dei genitori per i propri figli "è normale". E a ridosso dell'anno scolastico, ormai alle porte, "i controlli nelle mense si intensificheranno". L'auspicio è che "non solo siano i genitori o il Nas a controllare e vigilare, ma gli stessi istituti. E' interesse di tutti per garantire la salute, che è un diritto e un bene assoluto e primario. La correttezza nella somministrazione dei cibi nelle mense è legata anche al buon nome dell'istituto e dell'azienda fornitrice. Credo - dice l'ufficiale dei carabinieri - che sia un interesse comune e lo deve essere".

 

C'è una relazione tra l'igiene in mensa e un'eventuale diffusione nelle scuole del virus della nuova influenza? "si tratta di cose non connesse per ora. Tutto sommato - osserva il colonnello - l'Italia sta da tempo perimetrando l'insidia e si sta preparando a fronteggiare la piena. E' un fenomeno preoccupante, ma i controlli saranno rigorosi. Non preoccupiamoci troppo". La chiusura degli istituti è un fatto "emergenziale". E almeno fino ad ora, il fenomeno "ci riguarda molto più dal punto di vista mediatico, che non sul piano dei fatti. Possiamo dire di essere tranquilli e pronti". "Più che il virus dell'influenza suina - conclude il vice comandante del Nas - in questo momento l'insidia maggiore per la salute del bambini è la qualità del cibo nelle mense".

 

(Repubblica 6 settembre 2009) 

Ultimamente numerose persone ci chiedono consigli su cosa fare per l’influenza suina. Prima di dare qualsiasi consiglio, che rappresenterà comunque una mia opinione personale, vorrei farvi avere qualche informazione in più sulla “pandemia” in atto perché alla fine ognuno deve decidere per se stesso cosa fare e solo chi ha le informazioni necessarie è in grado di prendere la decisione migliore.

 

influenza-suina. Tanto si è detto e scritto sull’influenza suina in questi mesi e qualcuno è addirittura arrivato a ipotizzare vaccinazioni obbligatorie di massa e chiusura di scuole per fermare la “pandemia”. Se intendiamo pandemia come una malattia che colpisce tutti i paesi del mondo il termine è appropriato, ma se prendiamo in considerazione il numero di casi mi sembra un po’ presto per parlare di pandemia perché qualsiasi influenza stagionale colpisce un numero di persone decine di volte più alto.

 

Influenza atipica o integrativa?Quella suina è un’influenza atipica in tutti i sensi. Prima di tutto il nuovo virus H1N1 deriva da un incrocio di virus influenzali di polli, maiali e umani. Mentre virus di questo tipo in passato sono stati osservati solo sporadicamente nei maiali, questo è la prima volta che un tale virus si diffonde da persona a persona. Normalmente quando un virus fa il salto da una specie all’altra ha bisogno di mesi e anni di adattamento prima che possa veramente diffondersi su larga scala. Questo invece l’ha fatto subito. Queste e altre circostanze fanno pensare che il virus sia stato creato in laboratorio. A sostenerlo niente di meno che il famoso virologo australiano Adrian Gibbs, uno dei padri del Tamiflu.

 

Normalmente i virus influenzali si diffondono nella stagione fredda mentre l’influenza suina si è diffusa in 2-3 mesi in tutti i paesi del mondo, indipendentemente dalla stagione e dalla temperatura.

 

Le persone anziane sono il gruppo più esposto alle influenze stagionali, invece il H1N1 colpisce prevalentemente adolescenti e causa il maggior numero di complicazioni in persone da 12-22 anni. Perciò si potrebbe considerare la influenza suina anche integrativa: il suo target sono le persone che sono meno a rischio per l’influenza stagionale e perciò quelli che normalmente non si vaccinano.

 

La gravità

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che l’influenza suina nella gran maggioranza dei casi è caratterizzata da un andamento dei sintomi mite e da una ripresa, anche senza uso di medicinali, nel giro di una settimana a partire dai primi sintomi.

 

Complicazioni e decessi si sono manifestati più raramente che nell’influenza stagionale e riguardano principalmente l’apparato respiratorio.

 

Sono a rischio di complicazioni le persone che soffrono di asma e altri problemi respiratori, oltre a chi ha problemi di cuore o è fortemente obeso.

 

Diagnosi

 

L’influenza suina all’inizio non si distingue facilmente da una normale influenza, però quando poi viene colpito principalmente l’apparato respiratorio è probabile che si tratti di influenza suina. Solo un test di laboratorio però può dare la conferma.

 

Prevenzione

 

Gli attuali numeri di casi non sembrano avvalorare l’ipotesi di un’influenza facilmente trasmessa, se non negli adolescenti. Ma con il passare del tempo il virus potrebbe mutare oppure più avanti incrociarsi con quello dell’influenza stagionale e così diventare più virulento oppure di più facile trasmissione anche a gruppi che oggi sono meno a rischio.

 

La prevenzione è altamente consigliata a tutte le persone che soffrono di asma o altri problemi respiratori, perché sono più a rischio di complicazioni. Visto che ad oggi è praticamente impossibile fare delle previsioni sullo sviluppo della influenza suina, consiglierei comunque a tutti di rinforzare il sistema immunitario con metodi naturali.

 

Vaccinazione

 

La medicina ufficiale propone come prevenzione la vaccinazione. Attualmente non è ancora disponibile un vaccino per l’influenza suina e quello per l’influenza stagionale non funziona per la suina. Ma hanno assicurato che già da settembre sarà disponibile, grazie a una nuova tecnica di preparazione di vaccini.

 

Dovete sapere che il metodo tradizionale di produrre vaccini tramite colture su uova richiede da 6 a 8 mesi. Così ogni anno a gennaio o febbraio si riuniscono i massimi esperti mondiale per il “VirusLotto”: ognuno scommette su uno dei tanti virus influenzali come protagonista per l’inverno prossimo, poi scelgono i 3-4 più quotati e con questi preparano il vaccino per la prossima stagione. Essere protetti o meno dalla vaccinazione influenzale dipende dalla fortuna degli esperti di aver scelto il virus giusto.

 

Invece la multinazionale Baxter ha sviluppato un metodo meno costoso e più veloce per produrre vaccini, i cosiddetti vaccini cellulari. Si chiamano così perché invece dell’uovo si usano cellule renali di scimmie per produrre un vaccino. La nuova tecnica permette di sostituire nel giro di poco tempo il virus con cui è stato fatto il vaccino con un altro virus. Con questa tecnica la Baxter l’anno scorso ha prodotto il vaccino Clevapan con il virus dell’aviaria.

 

In tempi record hanno fatto la sperimentazione su 561 volontari adulti (per quanto può valere una sperimentazione su persone pagate per questo) e ottenuta all’inizio dell’anno sia in Europa che negli Stati Uniti l’approvazione per l’immissione in commercio, praticamente in barba alle norme di autorizzazione per i medicinali, con la clausola “solo in caso di pandemia” e con l’obbligo per la Baxter di raccogliere in seguito alla vaccinazione di massa “informazioni sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino pandemico” (dalla relazione dell’Agenzia Europea dei Medicinali).

 

Siccome l’aviaria, poveretta, non è più riuscita a far paura a nessuno con i pochi casi che continuano a manifestarsi, a febbraio sono stati diffusi in tutto il mondo i virus vivi dell’aviaria da un laboratorio della Baxter in Austria (naturalmente per un errore umano). I furetti sui quali veniva sperimentato il vaccino infetto sono morti e così si è scoperto tutto e la tanta attesa pandemia non c’è stata. Però i buoni strateghi hanno sempre un piano B e il resto è ormai storia.

 

In ogni caso a settembre la Baxter sarà in grado di fornire il Clevapan con il virus della suina. Sarebbe un nuovo farmaco, ma con la pandemia alle porte non si può andare sul sottile e vedremo se sarà ammesso anche per bambini e adolescenti sui quali non è stato sperimentato.

 

Per chi vuol fare la cavia gratis un ultimo dato: con due iniezioni a distanza di 21 giorni si ottiene dopo 42 giorni dalla prima iniezione una adeguata risposta anticorporale in 70% dei vaccinati. Speriamo che il virus ci faccia il piacere di aspettare 42 giorni.

 

Il mio consiglio: evitarla.

 

Gemmoderivati

 

I gemmoderivati si prestano molto bene per rinforzare il sistema immunitario, in particolare Ribes nigrum, Rosa canina, Abies pectinata, Betulla verrucosa gemme e Fagus sylvatica insieme assicurano ottimi risultati in quasi tutte le persone. Non sono conosciuti ne effetti collaterali ne controindicazioni per l’assunzione di questi gemmoderivati e per la loro delicatezza d’azione possono essere assunti anche da bambini, donne incinte, lattanti e anziani.

 

Per chi soffre di problemi alle vie respiratorie consiglio di assumere anche i seguenti gemmoderivati che rinforzano le vie respiratorie: Populus nigra, Carpinus betulus, Alnus glutinosa, Castanea vesca e Corylus avellana.

 

Per chi soffre d’asma consiglio invece, oltre a rinforzare il sistema immunitario, il gemmoderivato Viburnum lantana.

 

L’assunzione preventiva dovrebbe iniziare già i primi di settembre, visto che il virus si diffonde anche a temperature alte, e durare 2-3 mesi. Può essere ripetuta a gennaio-febbraio o comunque in caso di bisogno.

 

Estratti idroalcolici

 

Normalmente consigliamo gli estratti idroalcolici come aiuto nella fase acuta del disturbo, però in questo caso può essere utile, in particolare in persone che hanno un sistema immunitario indebolito, assumere oltre ai gemmoderivati anche gli estratti idroalcolici di Echinacea, rosa canina e Olivello spinoso nel periodo in cui si è esposti al contatto con persone infette.

 

Alen ed Eveliza

 

Il superalimento Alen ricco di vitamine, minerali e amminoacidi rinforza notevolmente anche il sistema immunitario ed è particolarmente utile dove per un’alimentazione non ottimale o altri motivi ci può essere una carenza di queste sostanze vitali. Essendo un estratto enzimatico di alimenti come cereali, leguminose e alghe può essere assunto anche per periodi lunghi senza problemi. Il prodotto non è adatto ai celiaci. Lo stesso vale per Eveliza che è più concentrato.

 

Se dovesse capitare?

 

Se l’influenza suina mantiene l’attuale andamento mite una persona sana recupera in massimo una settimana senza assumere medicinali o rimedi e uno potrebbe anche decidere di farsi l’influenza in santa pace. Invece nelle persona a rischio di complicazioni (asma, problemi delle vie respiratorie, problemi cardiaci, forte obesità) è consigliabile di intervenire. Quale sono le possibilità?

 

Antivirali

 

Gli antivirali sono farmaci piuttosto recenti la cui efficacia è relativamente bassa. L’antivirale principale è il Tamiflu, ma la velocità con cui i virus sviluppano resistenza a questo farmaco ammette poca speranza in caso di pandemia. Già sono noti diversi casi di resistenza al virus della suina, perciò si rischia che non funzioni più se ci fosse veramente bisogno.

 

Gli effetti collaterali non sono trascurabili: Tamiflu in un bambino su due causa nausea e vomito, in uno su 10 disturbi neuropsichiatrici compreso delirio, autolesionismo, suicidio. La lista sarebbe molto più lunga, ma credo che basti … In misura ridotta vale anche per gli adulti.

 

Estratti idroalcolici

 

Gli estratti idroalcolici di alcune piante forniscono un buon aiuta all’organismo nel combattere il virus dell’influenza. In particolare sono Echinacea, Salice, Spirea, Propoli, Olivello spinoso, Elicriso, Centaurea e Verbena, Angelica. Se si aggiunge a questi anche l’olio essenziale di Timo in piccolissima dose l’efficacia è ancora più forte.

 

Controindicazioni sono un’allergia a uno degli ingredienti: sono note allergie alla Propoli, chi è allergico all’acido acetilsalicilico deve evitare anche il Salice e la Spirea.

 

Rimedi omeopatici

 

Anche i rimedi omeopatici possono aiutare l’organismo nella sua lotta ai virus. In particolare viene usato il rimedio Gelsemium 30 CH.

 

da Hubert Bosch di Remedia

 

Articolo di Eugenio Serravalle pediatra e qualificato studioso degli effetti delle vaccinazioni nella prima infanzia.

virus. Responsabile un virus influenzale (A/H1N1) nato da un triplice riassortimento aviario, suino e umano, che dal Messico si è diffuso in quasi tutto il mondo. Inizialmente è stato chiamato “virus dell’influenza suina” poiché pare che il riassortimento virale sia avvenuto negli enormi allevamenti intensivi di maiali. Poi il virus ha iniziato a trasmettersi tra gli esseri umani, viaggiando velocemente, favorito dai voli aerei transcontinentali. Se altri microrganismi hanno avuto bisogno di almeno sei mesi per diffondersi in tutto il mondo, la nuova influenza si è propagata in poche settimane. Le immagini del contagio rimbalzano su tutti i telegiornali, aumenta la paura, si diffonde ancor più velocemente il panico, gli spettri delle pandemia precedenti sono sempre evocati. Virus letali: in quanti film catastrofisti sono i protagonisti indiscussi?

Si confondono, come sempre, trattando temi che riguardano la salute e quindi la vita delle persone, affermazioni ed opinioni con dati scientifici e risultati di ricerche cliniche.

Sono ancora molte le domande aperte su questo nuovo virus influenzale, sulla sua origine (perché è iniziato in Messico?), sulla sua evoluzione (ci sono microrganismi associati che circolano contemporaneamente? quali sono i gruppi di età più colpiti?), sulla nostra capacità di affrontarlo (cosa c'è di insolito in questa epidemia?) e soprattutto di chiederci, onestamente, quanto hanno influito sulla sua comparsa elementi incontrollabili e quanto condizioni create dall’uomo.

Maiali che vivono e vengono macellati in allevamenti intensivi sono soggetti ad una serie di malattie che rendono indispensabile l'uso massivo di farmaci ed antibiotici, con grave danno del loro (e di conseguenza del nostro) sistema immunitario. “Siamo quel che mangiamo”, ma siamo anche quel che mangia quello che mangiamo noi.

Altre ipotesi sull'origine e sulla diffusione della malattia parlano di un errore umano verificatosi in laboratori di ricerca e di studio dei virus. Questo è quanto sostiene Adrian Gibbs, virologo australiano, uno dei “padri” dell’antivirale Oseltamivir (farmaco anti-influenza più noto con il nome Tamiflu), in una comunicazione inviata all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri Statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc). Già nel 1977 un virus influenzale del tipo H1N1 venne prodotto per errore in seguito alla cattiva gestione di un laboratorio in Russia.

A queste domande giornali e televisioni non cercano risposte: l'informazione, che è linfa vitale della democrazia, esalta così non il racconto del fatto – cioè la sua origine, il suo sviluppo, l'accadere - ma solo gli aspetti che più di altri colpiscono l'emotività: a grossi caratteri si parla di pandemia.

La definizione di pandemia, pandemiain realtà, non comporta un criterio di gravità, anche se il termine evoca subito “la spagnola” con il suo carico di morti. E' usato per segnalare un criterio di diffusione: quando la diffusione di un virus è sostenuta e persistente in più continenti. «Pandemico significa globale, ma non ha connotazioni di gravità», ha puntualizzato il portavoce dell'Oms, Gregory Hartl, ma il seme della paura germoglia. Il grande numero di decessi segnalati inizialmente in Messico, è stato ridimensionato anche se la situazione epidemiologica di quel territorio rimane poco nota. Il virus, è vero, circola rapidamente, ma si presenta con sintomi lievi, come nelle banali sindromi virali, con facile guarigione spontanea. Eppure ogni giorno apprendiamo che qualche nuovo caso è segnalato in qualche città o paese a noi vicino. Se questa accuratezza di diagnosi eziologica (cioè l'identificazione precisa dei virus in tutte le patologie di lieve entità) fosse estesa a tutte le malattie, la medicina moderna farebbe enormi progressi.

L'indice di mortalità della “nuova influenza” è veramente basso: meno dell' 1 per cento. Molto inferiore al tasso di decessi per l' influenza stagionale, che varia tra il 5 e il 15 per cento. Durante le epidemie influenzali, quando normalmente non ci si preoccupa di eseguire diagnosi di laboratorio per identificare il virus, la morte per influenza di un anziano o di una persona con patologia cronica (una cardiopatia, una bronchite cronica, ad esempio) viene attribuita in genere alle complicanze di queste patologie, e non all'influenza stagionale. Cosa che non succede quando si formula la diagnosi di nuova influenza: in questo caso, la responsabilità del decesso è generalmente riferito al virus. Eppure, nonostante questo artificio statistico, la malattia non risulta particolarmente aggressiva. Al contrario dell'influenza aviaria, che avrebbe dimostrato un tasso di mortalità di circa il 40 per cento, ma che, generalmente, non si trasmette da uomo a uomo.

In realtà è verosimile che il numero dei casi reali della nuova influenza sia fortemente sottostimato, dal momento che i sintomi sono così aspecifici e a volte anche molto lievi. Ciò rende ancora più difficile valutare la reale proporzione delle complicazioni e dei decessi.

Tanta preoccupazione per una malattia molto contagiosa, ma estremamente benigna. Questo virus H1N1 è caratterizzato da una particolare forma della proteina di superficie, che si lega male ai recettori presenti nel tratto respiratorio umano, secondo i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention/ (Cdc) Usa. "Il virus è capace di legarsi ai recettori umani, ma chiaramente è limitato", ha affermato Ram Sasisekharan, direttore della Divisione Scienze della salute e tecnologia del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Questo legame limitato, debole, insieme a una piccola variazione genetica in un enzima dell'H1N1, spiega perché il virus non si diffonde con la stessa efficacia dell'influenza stagionale. I ricercatori hanno poi scoperto una seconda mutazione che ostacola l'abilità dell'H1N1 di trasmettersi rapidamente. In pratica, il nuovo ceppo del virus non presenta la versione del gene PB2 cruciale per una rapida diffusione nell'uomo.

tamiflu. Tanti governi – compreso il nostro - hanno annunciato la disponibilità di scorte di antivirali ai quali il virus è risultato suscettibile (Oseltemivir, Tamiflu e Zanamivir, Relenza) veicolando un messaggio indiretto di protezione certa. Ma la suscettibilità riscontrata in vitro è cosa diversa dall’efficacia clinica, non brillante neppure verso l’influenza stagionale, e che andrà verificata sul campo. Basterebbe una singola mutazione per portare ad un'inefficiente interazione del microrganismo con l'Oseltamivir (Tamiflu), il farmaco usato per curare i pazienti, e potrebbero così emergere facilmente ceppi resistenti al Tamiflu. Inoltre, l' uso esteso ed indiscriminato degli antivirali, potrebbe favorire l'insorgere di resistenze, come già riscontrato. L'uso degli antivirali è stato esteso recentemente anche ai bambini sotto l’anno di età e nelle donne gravide in base ad una valutazione teorica di maggior beneficio rispetto al rischio. Ma questo andrebbe verificato, anche alla luce delle numerose e gravi reazioni avverse segnalate in bambini giapponesi dopo la somministrazione del farmaco. In un report del BPCA ( Best Pharmaceuticals for Children Act ) sono state riportati eventi neurologici e psichiatrici, come delirio, allucinazioni, confusione, comportamento anormale, convulsioni ed encefalite. In 12 pazienti pediatrici l’esito è stato fatale. E' vero che in molti di questi casi, una relazione tra impiego di Tamiflu e morte era difficile da valutare, a causa dell’assunzione di altri farmaci, della presenza di altre patologie, e/o per la mancanza di approfondite informazioni nella segnalazione. Ma è certo che non è prudente per tutti i bambini assumere questo farmaco (che va somministrato entro 48 ore dalla comparsa dei primi sintomi), senza ulteriori dati di sicurezza, per una patologia che si risolve in genere spontaneamente. Intanto la corsa al vaccino è cominciata. Il ceppo «madre» del virus della nuova influenza A/H1N1 è finalmente arrivato nei laboratori delle aziende farmaceutiche. Per settembre-ottobre, saranno pronti sia il vaccino antipandemico, sia il vaccino contro l' influenza stagionale.

Ma siamo proprio sicuri che sarà efficace?

L’assoluta novità del virus e il possibile utilizzo di nuove tecnologie, fanno sì che la reale efficacia e sicurezza del vaccino si potranno conoscere solo dopovaccino l’introduzione su larga scala. Fino ad allora è tutto un tirare ad indovinare. Eppure i vaccini godono ancora di questo privilegio: sono considerati uno strumento salvifico a prescindere, prima della dimostrazione clinica. Conviene allora ricordare che, per il vaccino contro l'influenza stagionale, importanti studi scientifici hanno affermato che “L’efficacia del vaccino nei bambini, così come negli anziani, è risultata incerta, quando non addirittura assente”. Non c’è ragione di vaccinare i bambini sani. Innanzitutto, perché non sappiamo se e quanto funzioni la vaccinazione per l'influenza nel bambino, come è stato confermato da uno studio pubblicato sugli ‘’Archives of Pediatrics and Adolescent’’ sugli esiti della vaccinazione nei bambini con meno di 5 anni. E non bisogna scambiare per influenza le numerose patologie virali che possono interessare i bambini durante l'autunno e l'inverno. C'è molta confusione a proposito: i classici sintomi del raffreddore, mal di gola e febbre, che mettono a letto grandi e piccoli, non sono sempre riconducibili al virus dell'influenza ma, nella maggior parte dei casi, ad altri virus e patogeni. Si parla in questi casi, di sindrome simil-influenzale. Si stima che siano positivi al virus dell'influenza solo tre adulti su dieci e un bambino su dieci che presentano i sintomi simili all'influenza. E sulle forme simil-influenzali, l'efficacia della vaccinazione è ovviamente zero.

E la sicurezza? Abbiamo la certezza che il rapporto rischio/beneficio sia favorevole?

Un'epidemia influenzale si verificò nel 1977 in un campo militare del New Jersey, causando 500 malati e la morte di un giovane soldato. Anche allora si sostenne che l'epidemia che si stava verificando era dovuta a un virus molto simile a quello della famigerata 'spagnola'. La paura di un ritorno di quel flagello sfociò nell'annuncio del presidente Ford che il Governo Federale Americano avrebbe stanziato 135 milioni di dollari per la messa a punto di un vaccino, con il quale l'intera popolazione statunitense avrebbe potuto essere protetta. Ma l'alta frequenza di reazioni avverse gravi alla vaccinazione, come la sindrome di Guillain Barré , causò la sospensione del programma vaccinale, per il timore dell'industria farmaceutica di pagare ingenti risarcimenti per i danni provocati ai soggetti sottoposti alla vaccinazione.

L'ultima considerazione che leggiamo in questi giorni è legata alla diminuzione della produttività, se tante, troppe persone saranno messe a letto dalla nuova influenza. Io credo di svolgere un lavoro utile (non mi considero indispensabile), che svolgo con passione. Ma non per questo rinuncerò al diritto, se febbre e tosse avranno il sopravvento, di stare cinque giorni a letto, in attesa della guarigione. Per cercare di non ammalarmi terrò presenti quegli interventi di provata efficacia nel prevenire la diffusione di tutte le infezioni respiratorie, che, ahimè, non sono farmacologici, e, forse per questo, non vengono mai ricordati.

Le misure igieniche che vanno caldamente consigliate sono:

- lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone;igene

- coprire la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce (e dopo lavarsi le mani);

- evitare di toccarsi occhi, naso e bocca, facili vie di entrata del virus;

- chi sta male deve rimanere in casa, e non andare a scuola o al lavoro;

- evitare luoghi affollati dove ci sono casi di malattia.

- l’uso della mascherina è risultato efficace negli ambienti di assistenza sanitaria, mentre per altre circostanze l’efficacia non è stata stabilita.

 

 


Ndr

Per coloro che vogliono approfondire la materia di questo articolo, segnaliamo anche 2 link che trattano altri aspetti del problema. Se volete altre informazioni su questi argomenti, potete scriverci, saremo lieti di aiutarvi.

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3176

http://pino-cabras.blogspot.com/2009/04/la-febbre-suina-distoglie-lattenzione.html

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vaccino. Secondo Judicial Watch, dall’approvazione al commercio di Gardasil, avvenuta nel 2006, nei soli Stati Uniti ci sarebbero state 47 morti probabilmente associate alla vaccinazione antipapillomavirus. Gardasil è una vaccino disegnato per prevenire l’infezione di alcuni sierotipi di papilloma virus umano ( HPV ). Judicial Watch ha ottenuto i dati dall’Agenzia per il controllo dei farmaci statunitense, FDA, che documentano per l’anno 2008 28 casi fatali dopo vaccinazione con Gardasil; nel 2007 le morte segnalate sono state 19. Delle 47 morti riportate fin dal 2006, 41 sarebbero avvenute entro 1 mese dall’assunzione del vaccino, e di queste 17 entro 2 settimane. Nella maggior parte delle morti la causa è ancora sconosciuta. Attraverso il sistema VAERS sono stati segnalati, solo nel 2008, 6.723 eventi avversi, di cui 1.061 considerati gravi e 142 minaccianti la vita. Dal 2006, i casi di disabilità permanente sono stati 235, di cui 29 casi di sindrome di Guillain-Barre, e 147 casi di aborto spontaneo quando il vaccino è stato somministrato a donne in stato di gravidanza. Sono stati documentati 62 casi di condilomi in ragazze / donne che avevano ricevuto Gardasil. Oltre ai condilomi genitali, 21 ragazze hanno sviluppato condilomi su altre aree del corpo, tra cui faccia, mani e piedi, e in 1 caso su tutto il corpo.

Fonte: Judicial Watch, 2009

Riceviamo questo articolo dal Dott. Eugenio Serravalle , uno dei maggiori esperti di vaccinazioni in Italia.

Potete inoltre documentarvi ampiamente leggendo il suo libro.

libro_serravalle.

Le vaccinazioni infantili sono una pratica spesso accettata a scatola chiusa.
La maggior parte dei genitori ritiene che i rischi derivanti dalle vaccinazioni siano trascurabili.
La vaccinazione è considerata comunemente un dovere sociale, perché garantirebbe la mancata diffusione delle malattie infettive.

In realtà, le vaccinazioni comportano seri rischi per la salute dei bambini cui vengono praticate, che si contrappongono ai benefici che ne derivano in termini di copertura dalle malattie infettive corrispondenti.

Anche sull'efficacia delle vaccinazioni in termini epidemiologici, ossia per contrastare la diffusione delle malattie infettive, molti sono i dubbi: statisticamente, infatti, si nota come le condizioni di igiene, di alimentazione ed il tenore di vita delle popolazioni influiscano sulla diffusione delle  epidemie indipendentemente dalle campagne di vaccinazione.

Infine, le vaccinazioni rappresentano un grande business per l'industria farmaceutica, e spesso sono venuti alla luce casi in cui alla salute dei bambini è stata anteposta la convenienza economica dei produttori.

Ce n'è abbastanza per informarsi, con accuratezza, prima di decidere se e quando sottoporre alla vaccinazione il proprio bambino.

Questo libro, documentato ed equilibrato,
si pone come primo aiuto e guida per il genitore.

 

vaccinazioni. I Danni da Vaccino nei Bambini .
Il mercurio nei vaccini provoca autismo nei bambini? Una risposta definitiva è difficile da dare, anche oggi. Nessuno può dire con certezza che il thimerosal, un battericida contenente il 49,6% di mercurio, sia il responsabile dell’aumento esponenziale di casi di autismo, di disordine da deficit dell’attenzione (ADD), di ritardi nel linguaggio e altri disturbi registrati nell’ultimo decennio. Ma nessuno può nemmeno dire con certezza con non lo sia.
Il 18 maggio 2004, il prestigioso Institute of Medicine pubblicò un rapporto nel quale affermava che l’insieme delle evidenze disponibili conducevano a un “rigetto dell’ipotesi di correlazione causale” tra thimerosal e autismo1. Quella commissione indipendente, alla quale il governo aveva affidato il compito di studiare la questione, inflisse dunque un duro colpo ai sostenitori dell’ipotesi thimerosalautismo. Ma, nonostante la sua autorevolezza, il rapporto non fu sufficiente per chiudere la discussione sulla controversia medica che andava emergendo. E recenti studi, tutti pubblicati, su animali e in vitro hanno fornito interessanti evidenze biologiche del danno (anche se non la prova vera e propria) provocato dai vaccini contenenti mercurio. Esattamente cinque anni fa, il governo federale rivelò in una “dichiarazione congiunta” che alcuni bambini americani erano stati esposti a livelli di mercurio attraverso i vaccini che andavano oltre i limiti di sicurezza federali. Da allora, i responsabili della sanità hanno iniziato a eliminare il mercurio dai vaccini per l’infanzia e a valutare se l’esposizione al thimerosal nei bambini potesse provocare autismo o altri disturbi nello sviluppo neurologico. Al momento, nessuna certezza è stata raggiunta.


Il thimerosal è stato rimosso dalla maggioranza dei vaccini che solitamente vengono somministrati ai bambini americani. Ma si trova ancora nella gran parte dei vaccini antinfluenzali, che il governo statunitense raccomanda alle donne gravide e ai bambini tra i 6 e i 23 mesi di età2. Nel 2004, i centri per il controllo delle malattie (CDC) dichiararono di preferire per i bambini dosi di antinfluenzale prive di mercurio3. Il mercurio si trova anche in alcuni vaccini antitetanici, antidifto- tetanici, contro la pertosse e la meningite, che a volte, anche se non di routine, sono somministrati ai bambini. È anche utilizzato in alcuni farmaci da banco, come gli spray nasali, le gocce per occhi e orecchie e anche nei trattamenti per le emorroidi4.
Nel frattempo i CDC non erano in grado di accertare o smentire definitivamente la teoria secondo cui il thimerosal è in grado di provocare autismo, ADD, ritardo nel linguaggio o altri disturbi. Sono stati pubblicati numerosi studi negli anni passati da parte di diverse agenzie e tutti sostenevano che non esistesse una connessione tra quell’eccipiente e la malattia. Il CDC insiste nell’affermare che la materia è stata sviscerata a fondo e che non sono state trovate “prove del danno” dovuto al thimerosal nei vaccini.
Ma “nessuna prova del danno” non significa avere la prova della sicurezza. Non avere la prova del danno non è una risposta definitiva; e questa è una storia che implora risposta.
Sono tanti coloro che hanno chiesto come mai un’affidabile agenzia della salute possa permettere che una nota neurotossina venga iniettata in bambini piccoli in dosi che eccedono la soglia massima federale di sicurezza per gli adulti di circa 15 volte per ogni dose. È una domanda ingombrante e non ci sono risposte soddisfacenti.
Ma un piccolo gruppo di genitori, aiutati da una manciata di scienziati, medici, politici e avvocati, ha investito gli ultimi cinque anni nella ricerca di risposte. Malgrado la feroce resistenza da parte delle potenti lobby della salute pubblica, questi genitori non hanno mai ceduto e continuano a cercare la prova che il mercurio nei vaccini è ciò che ha gettato i loro figli, molti dei quali maschi, nell’infernale mondo perduto dell’autismo.
Certo, in ogni storia ci sono sempre due facce della medaglia e questa non fa eccezione. Per ogni frammento di evidenza che ha permesso a genitori e ricercatori di correlare il thimerosal con l’autismo, le autorità di salute pubblica hanno prodotto dati per dimostrare il contrario.
I genitori e i loro alleati accusano i responsabili della salute pubblica e le industrie farmaceutiche di negligenza e incompetenza nella migliore delle ipotesi, nella peggiore di malafede e di collusione.
D’altro canto, i sostenitori dell’ipotesi mercurio-autismo sono stati contrattaccati e trattati con disprezzo da molti che fanno parte dell’establishment medico americano, che evidentemente ha tutto l’interesse a dimostrare che questa spiacevole teoria è sbagliata.
Ogni parte accusa l’altra di essere irrazionale, fanatica, cieca di fronte a evidenze scomode, e influenzata nel giudizio da conflitti di interesse professionale, finanziario o emotivo. In un certo qual modo, ognuna delle parti è nel giusto.
Alcuni bambini autistici non sono mai stati esposti al thimerosal e la gran parte delle persone che ha ricevuto vaccini con mercurio non mostra segni di danno. Ma se il thimerosal non è responsabile dell’evidente epidemia di autismo negli Stati Uniti, allora incombe sui responsabili della salute pubblica il dovere di organizzare una ricerca su vasta scala per identificare la causa. In fondo, il dibattito sul thimerosal ha costretto la comunità scientifica, anche se riluttante, a considerare il fattore ambientale della malattia, piuttosto che guardare solamente a una spiegazione genetica. L’autismo è ormai un’epidemia ed epidemie genetiche non ve ne sono mai state. C’è qualcosa nel nostro modo di vivere moderno che sta portando un certo numero di bambini suscettibili a oltrepassare la soglia del normale sviluppo neurologico provocandone la caduta in una sorta di stordimento, che diventa autismo o altri disturbi neurologici. Sono stati menzionati molti altri possibili colpevoli oltre al thimerosal, malgrado non ci siano incisive evidenze del loro legame con la malattia. I possibili elementi ambientali incriminati sono: il mercurio nel pesce, i pesticidi, i Pcb, i carburanti degli aerei, le sostanze cosiddette “ritardanti di fiamma”, i virus vivi nei vaccini e virus non ancora identificati, oltre al sempre più diffuso utilizzo di telefoni cellulari. È possibile che qualche combinazione di questi elementi, con o senza l’inclusione del thimerosal, possa causare danni a feti o bambini piccoli. Ma l’esposizione al thimerosal è la più studiata e documentata, così come l’effetto del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. Questo libro prende in considerazione le evidenze presentate dalle due parti in causa nella controversia, ma parte e racconta dal punto di vista soggettivo dei genitori. Forse questa stessa storia potrà essere un giorno raccontata dal punto di vista opposto, quello dei medici, dei burocrati e delle case farmaceutiche che si dicono mossi dal desiderio di liberare i bambini dalla minaccia delle malattie infantili.
Ma molti dei funzionari della salute pubblica che sminuiscono la teoria del thimerosal non si sono resi disponibili a essere intervistati per questo libro (o forse i loro superiori glielo hanno proibito). I lettori sono invitati a trarre le loro conclusioni sulla base dell’evidenza.
L’inoculazione di mercurio organico direttamente nell’organismo in via di sviluppo dei bambini piccoli provoca danni irreparabili? È una tesi plausibile e una domanda di importanza vitale. Se la risposta fosse affermativa, qualcuno dovrebbe rispondere di quanto finora accaduto.
Perché i CDC e la FDA hanno permesso che i bambini venissero esposti ad alti livelli di mercurio attraverso i vaccini dal 1988 al 1992 senza darsi pena di valutare l’accumulo e i suoi potenziali rischi? Perché in concomitanza di questa esposizione si è avuto un picco di casi di autismo e disturbi similari? Perché l’autismo è passato da una bassa incidenza, 1 caso ogni 10.000 nati negli anni ’80, a 1 caso ogni 500 alla fine degli anni ’90? Perché ha continuato ad aumentare fino a manifestarsi in 1 caso ogni 250 nel 2000 e in 1 caso ogni 166 oggi5? Perché sono aumentate anche patologie quali il disordine da deficit dell’attenzione, le sindromi da iperattività e altri problemi neurologici? E perché a 1 bambino americano ogni 6 viene diagnosticato un disturbo del comportamento o dello sviluppo6? E perché l’autismo affligge circa quattro volte di più i bambini rispetto alle bambine7?
L’autismo è tradizionalmente una malattia dei paesi industrializzati, almeno fino agli anni recenti. Ma non tutte le nazioni occidentali hanno avuto epidemie di autismo. L’ampio spettro dei disordini autistici (ASD) negli Stati Uniti, con 60 casi oggi ogni 10.000 (1 ogni 166) bambini, è molto più diffuso rispetto ai paesi del Nord Europa come la Danimarca, che ha tolto il thimerosal dai vaccini nel 1992 e che ora registra 7,7 casi ogni 10.000 (1 ogni 1.300). L’Inghilterra, che ha annunciato l’eliminazione del mercurio dai vaccini nel settembre 2004, ha la stessa incidenza di ASD (1 ogni 166) degli Stati Uniti8.
Questo non è un libro contro i vaccini. Le vaccinazioni infantili sono state forse una delle maggiori conquiste della salute pubblica nel XX secolo e i vaccini continueranno a giocare un ruolo cruciale nelle nostre vite in un momento di incertezza come questo in cui assistiamo a malattie emergenti e al potenziale pericolo del bioterrorismo.
Alcuni genitori, temendo effetti dannosi, si sono convinti a non vaccinare i loro figli. Molte persone pensano che questo sia azzardato e pericoloso. Qualcuno di noi è vecchio abbastanza per ricordarsi le grandi epidemie di influenza, pertosse, vaiolo, poliomielite, difterite e morbillo che decenni fa colpivano intere popolazioni; con l’avvento dei vaccini queste malattie sono diventate un concetto astratto che non fa più paura, almeno in America. Queste malattie, tutte prevenibili, possono anche uccidere. Quando la copertura vaccinale crolla, le malattie aumentano.
Questo libro non dovrebbe essere considerato di parte. Mentre alcuni, che vengono citati, attaccano in maniera molto critica l’amministrazione Bush e i repubblicani al Senato, due dei maggiori protagonisti – sempre dal punto di vista di questi genitori – sono tra i membri più conservatori del Congresso. Inoltre è importante ricordare che gran parte di questa vicenda ha avuto luogo durante l’amministrazione del presidente Bill Clinton.
La paura di tanti genitori nei confronti dei vaccini ha minacciato l’efficacia del Programma di vaccinazione nazionale statunitense. Ma se gli scienziati provassero che il mercurio nei vaccini ha avuto un ruolo nell’epidemia di autismo e attestassero che il “colpevole” è stato in gran parte rimosso (o che un giorno lo sarà totalmente), allora la fiducia nelle vaccinazioni infantili potrebbe riassestarsi su livelli rassicuranti.
Però la maggior parte dei responsabili sanitari insiste nell’affermare che il mercurio nei vaccini è innocuo, anche se poi si sprecano gli avvertimenti sulla pericolosità del mercurio contenuto nel pesce. Questi messaggi contraddittori non aiutano a recuperare fiducia nei programmi vaccinali.
La maggior parte dei vaccini viene proposta in fiale multidose e non può essere venduta senza un conservante battericida come il thimerosal. Grazie al suo contenuto di mercurio, il thimerosal previene la contaminazione, dovuta a batteri e funghi, delle fiale che vengono ripetutamente bucate sul sigillo con diversi aghi. Il thimerosal non è necessario per le fiale monodose né si utilizza nelle preparazioni vaccinali, come l’antimorbillo-parotite-rosolia (MPR), che contengono virus vivi.
Il thimerosal ha iniziato a essere commercializzato per i vaccini negli anni ’30 ed è rimasto il conservante “di scelta” negli Stati Uniti per tutto il ventesimo secolo. Sono stati studiati e sviluppati conservanti privi di mercurio, ma non sono mai stati usati diffusamente. La ragione principale è sostanzialmente economica. Sviluppare conservanti alternativi e farli testare e approvare dalla FDA è costoso. Puntare sulle fiale monodose, un’altra opzione possibile, è fattibile ma sempre costoso e ingombrante quando si tratta di trasportarle e stoccarle. Inoltre, il thimerosal è utilizzato spesso dalle stesse case farmaceutiche come sterilizzante durante i processi produttivi. Quindi, poiché nei vaccini c’è già, non ha molto senso cercare un’alternativa anche perché né la FDA né i CDC hanno mai detto che il thimerosal è rischioso. Curiosamente, il primo caso di autismo fu registrato soltanto nei primi anni ’40, pochi anni dopo l’introduzione del thimerosal nei vaccini. Fu descritto dagli psichiatri Leo Kanner e Hans Asperger, che indipendentemente uno dall’altro coniarono rispettivamente i termini di autismo e autistico. Il termine deriva dalla parola greca autos, cioè il sé.
Alla fine degli anni ’40, lo psicologo di origini austriache Bruno Bettelheim avanzò la teoria secondo cui i bambini autistici provenivano da famiglie in cui era presente la cosiddetta “madre frigorifero”, cioè una madre incapace di trasmettere calore e supporto emotivo necessari per il normale sviluppo del bambino. Il termine è rimasto in uso fino agli anni ’60.
Nel 1964 Bernard Rimland, psicologo e padre di un bambino autistico, scrisse un libro che fece scalpore intitolato Autismo infantile: la sindrome e le sue implicazioni per una teoria neurale del comportamento. Il libro acquistò presto largo credito smontando la teoria della madre frigorifero, che oggi appare ormai ridicola e offensiva per molti genitori. Il libro contribuì a convincere la comunità psichiatrica che l’autismo non era affatto un problema emotivo, ma piuttosto biologico.
Negli anni ’80 in alcuni genitori di bambini autistici cominciò ad affiorare il sospetto che i vaccini fossero in qualche modo coinvolti nel problema. Nel 1985 Barbara Leo Fisher, co-fondatrice del National Vaccine Information Center [Centro per l’Informazione sui Vaccini, N.d.T.], pubblicò un libro (insieme a H.L. Coulter) intitolato Uno sparo nel buio. Nel corso delle sue ricerche aveva scoperto che molti bambini avevano sviluppato danni cerebrali dopo una reazione conseguente alla somministrazione di vaccino contro difterite-tetano-pertosse (DTP).
I vaccini continuarono poi a rimanere in qualche modo collegati alla questione dell’autismo e ottennero una nuova notorietà quando un giovane medico inglese, Andrew Wakefield, disse che il vaccino a virus vivo MPR (che non contiene thimerosal) potrebbe avere contribuito e contribuire all’autismo regressivo nei bambini. Si arriva quindi al luglio 1999, quando il governo statunitense prende posizione – la “dichiarazione congiunta” – riguardo i livelli di mercurio nei vaccini per l’infanzia.
E ora la posta in gioco non potrebbe essere più alta di così: cause legali per miliardi di dollari pendono nei confronti delle case farmaceutiche che producono vaccini. Le industrie, dalle profonde tasche ricolme, hanno esteso la loro generosità finanziaria a politici e scienziati in tutto il paese nella palese richiesta di una immunità contro le azioni legali e, qualcuno dice, con l’intento di sopprimere ogni prova della tossicità del thimerosal.
Intanto la reputazione della salute pubblica americana è ai minimi storici. Le giurie non hanno ancora preso posizione sul thimerosal, ma molte deliberazioni sono sulla buona strada. Così una parte della controversia risulterà vincitrice, mentre l’altra sarà ricordata con imperituro dispregio nei libri di storia della medicina.
Nel novembre 2003 il padre di un ragazzo autistico del Nord Carolina, impegnato nella battaglia contro il thimerosal e molto religioso, fermò un noto pediatra al termine di una conferenza durante la quale il medico aveva parlato della sicurezza dei vaccini in generale e del thimerosal in particolare. «Sa cosa le dico dottore? – disse il padre – se verrà fuori che lei ha ragione, verrò personalmente nel suo ufficio e mi scuserò con ogni fibra del mio essere. Ma se verrà fuori che ha torto – aggiunse – lei andrà all’inferno».

9 luglio 2004 - Edizioni Macro

 

 

mucca-che-consiglia. La carne rossa è troppo ricca di nutrienti, grassi e sostanze cancerogene. Ecco perché, secondo uno studio statunitense andrebbe consumata con moderazione, a favore di alimenti più leggeri e salutari

Il consumo di carne è un indicatore di benessere e progresso socioeconomico, dalla scarsità si è passati in molti casi però agli eccessi, specie per la carne rossa il cui consumo in quantità elevata è stato messo in relazione a danni per la salute. Aumentando il rischio di malattie croniche aumenterebbe anche la mortalità, anche se non è ben chiaro di quanto, e non è facile stabilirlo. Ci prova un trial prospettico statunitense, che ha seguito per 10 anni oltre mezzo milione di pensionati, con età iniziale tra 50 e 71 anni. E in effetti dimostra che un rapporto con la mortalità esiste.
Gli autori hanno analizzato la relazione tra i consumi (classificati in quintili) di carne rossa (bovino e suino), di preparazioni di carne rossa o bianca (quali salumi, insaccati, hamburger, ripieni, precotti, sughi per pasta o pizza), di carne bianca (pollame e pesce), e la mortalità totale e specifica per cancro, malattie cardiovascolari e altre cause. Nel decennio considerato sono morti circa 48.000 uomini e 23.000 donne.

Per uomini e donne nel quintile più alto di carne rossa e preparazioni è risultato un aumento di rischio di mortalità totale del 36% rispetto al quintile più basso; un incremento c'era sia per i tumori che per le malattie cardiovascolari. Per la carne bianca invece c'era una relazione inversa per il quintile più alto in confronto al più basso rispetto alla mortalità totale, per cancro o altra causa. In che modo troppa carne non è salutare? I meccanismi sono vari; per i tumori per esempio va considerato l'apporto di cancerogeni, quali ammine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici, specie per carni cotte ad alta temperatura, o nitroso-composti; il ferro della carne rossa può aumentare lo stress ossidativo; la carne è la maggior fonte di grassi saturi, associati a tumori come quello mammario e del colon-retto. Per le malattie cardiovascolari sono in causa l'aumento della pressione e della lipidemia con troppa carne rossa o preparazioni, senza contare che questa è a scapito di benefici cereali, frutta e verdura. 


Dott.Eugenio Serravalle 8 Aprile 2009

 

 

cucinare. Chiudiamo la porta e lasciamo fuori lo stress, fare cucina è come fare l'amore, dobbiamo circondarci di armonia.
La cucina, se ci siamo con la testa e la interpretiamo bene, è uno dei luoghi privilegiati della casa, in cui si fondono in modo armonico il pensiero e l’azione, il sentire e il fare, la ma-nipolazione e i suoi effetti, il desiderio e la sua soddisfazione
Invece, se non ci siamo con la testa e non diamo valore aggiunto alla cucina,  tutto diventa grigio, soltanto un’incombenza necessaria da sbrigare, perché dobbiamo pur mangiare tutti i giorni, quindi meno ci impegniamo e meglio è
Se volete, la mia è una visione un po’ pagana della vita


Per contro, sono convinto che dobbiamo trarre pace e soddisfazione da ogni piccola cosa che facciamo, vivere serenamente e intensamente ogni momento che è nostro e solo nostro (e in cucina è così), per il resto ci pensa il caos della globalità e lo stress di tutti i giorni a deprimerci oltre il necessario
In cucina, siccome creo il piatto finito partendo dai suoi ingredienti di base attraverso una serie di passaggi che sono manuali e cerebrali, ogni cosa che faccio mi deve dare piacere e deve dare piacere a chi condividerà con me il risultato del mio “fare
Quando entro in cucina e mi dico “questa sera voglio fare un bel Gatò di Patate” devo chiudere con tutto il resto della mia giornata e lasciare fuori della porta tutta l’altra parte del mondo, con cui mi misuro ogni giorno per soddisfatto o insoddisfatto che io sia
Fare cucina è come fare l’amore: quando ti abbraccio, quando ti coccolo, non posso pensare al mio lavoro in fabbrica o alla montagna di roba che devo ancora stirare, ma devo essere li,  fuori dal mondo, per te, con tutta la complicità di coppia, come lo erano Venere e Marte, Dei nella plasticità del loro amore, descritto da Lucrezio nel De Rerum Natura
Qualcuno ride quando spiego la “sensualità” della cucina, ma non sa cosa si perde
È per questo che non amo gli ambienti cucina tutti “imbambolati” e “ingessati”, peraltro costosissimi, dove il design o l’ordine la fanno da padroni, ma dove, quando mi serve, non ho mai un attrezzo al posto giusto e soprattutto non ho mai l’attrezzo giusto per l’ uso che ne devo fare: sarebbe come perdere quell’ultima coccola desiderata che sa di infinito e di gioia
In cucina dobbiamo circondarci di “armonia” e armonia significa  che tutto quello che ci circonda è li perché lo abbiamo scelto e voluto e perché deve darci “piacere”, affinché quel tempo che trascorro non passi invano, ma mi dia la gioia che merito, dopo una giornata di lavoro o, più semplicemente, una giornata di vita
Fuori lo stress, dunque, dalla cucina e godiamoci questi attimi, perché la “cucina è un atto d’amore” e in fondo, qualsiasi cosa abbiamo fatto nella giornata, ce lo meritiamo

Ringraziamo per questa notizia

Luciano Bergesio
05 Aprile 2009

 

 

mammabimbo. Sapendo che non tutti leggono giornali scientifici, ho voluto far pervenire una notizia gustosamente interessante. Mi rivolgo soprattutto alle future e neo mamme, nonché a coloro che si occupano dell’educazione dei bambini. Recenti studi hanno provato che tutto quello che avviene entro i due anni di vita sarà ciò che influenzerà la nostra dieta futura. Questo non significa lavorare sull’alimentazione del bambino una volta che è nato, ma iniziare l’educazione alimentare quando egli è dentro di noi in forma di feto
Dagli ultimi studi è infatti emersa l’ipotesi che i gusti passati dall’alimentazione della madre al bambino attraverso il fluido amniotico o l’allattamento al seno modifichi la percezione e l’accettazione dei cibi con gusto simile durante lo svezzamento
Se tutto ciò fosse vero, si sarebbe scoperto il fondamento delle differenze culturali e etniche in cucina.


Nel 2001 è stato pubblicato su un giornale pediatrico americano, una ricerca a proposito e l’esperimento fatto su alcuni bambini. Riporto brevemente il succo dell’esperimento: delle donne incinte, che hanno pianificato di voler allattare al seno, sono state divise in 3 gruppi. Le donne dovevano consumare o 300mL di succo di carota o acqua 4 volte alla settimana per 3 settimane consecutive durante l’ultimo trimestre della gravidanza. In un gruppo le madri hanno bevuto il succo di carota sia durante la gravidanza che durante l’allattamento; nel secondo gruppo hanno bevuto acqua durante la gravidanza e succo di carota durante l’allattamento; infine, nel terzo gruppo hanno bevuto solamente acqua sia durante la gravidanza che durante l’allattamento. Dopo 4 settimane le madri hanno iniziato a nutrire i bambini con dei cereali mischiati  prima con l’acqua o il succo di carota. Le facce dei bambini sono state registrate, mostrando come coloro le cui madri hanno bevuto succo di carota in entrambi i casi reagivano in modo diverso nei confronti di questo gusto a differenza di coloro che prima non erano mai stati esposti ad esso. I primi preferivano i cereali con il succo di carota più dei cereali da soli
La questione del gusto è di per sé molto semplice, la natura ci ha fatti in modo tale che i cibi che ci servono di più per vivere sono quelli che noi amiamo di più: dolce, salato, e umami. Mentre il sapore acido e amaro non lo accettiamo volentieri, o quando lo accettiamo è sempre in dosi minime. A dire il vero c’è anche il gusto del “grasso”, ma la scienza non ha ancora trovato un sensore negli esseri umani. Per sensore intendo l' organo che permette di percepire un determinato sapore come dolce, salato, amaro, acido, o umami. Questi cinque sono attualmente riconosciuti perché si sono scoperti i sensori. Sicuramente ce ne sono tanti altri. Vorrei brevemente spiegare cos’è l’umami, non molti sanno che cos’è ma tutti lo adorano, persino i neonati. Umami non è altro che l’amminoacido L- glutammato, contenuto negli estratti di carne e nei prodotti fermentati. Un esempio è il dado, oppure il parmigiano. O semplicemente il McDonald's! Le grandi industrie hanno infatti scoperto da tempo il potere di questi gusti combinati insieme, e ne hanno fatto un business. Non voglio però entrare nei dettagli
Se per noi è difficile mangiare qualcosa di acido o di amaro, pensate ai bambini! Se a un bambino non piace una cosa non la mangerà mai. Sarà un problema culturale? Anche. Solitamente si associano questi due gusti a cose sgradevoli e “pericolose”, l’acido è associato a un qualche cosa che è andato a male invece l’amaro è associato al veleno o alla medicina. Infatti se un cibo è troppo amaro è considerato medicina. Da notare la nostra particolare sensibilità verso di essi, mentre possiamo assumere in modo quasi sproporzionato cibi dolci, grassi, e salati
Proprio per questi fatti bisogna educare il gusto
Recentemente siamo stati colpiti da un “epidemia”, come obesità e diabete, che secoli fa non esisteva. Esse sono frutto di un abuso di quei cibi che la natura ha selezionato come necessari, praticamente indispensabili, per la nostra sopravvivenza. Noi abbiamo i sensori molto sviluppati per certi nutrienti perché si è pensato anni e anni fa che fossero più difficili da trovare, e l’uomo ne aveva bisogno. Per esempio le capre hanno il sensore del salato molto sviluppato perché è indispensabile per il loro organismo che non lo trattiene
Per quanto riguarda i bambini, è importante che essi si abituino a mangiare tutto. Le mamme dovrebbero avere una dieta molto varia  durante la gravidanza così da permettere al bambino di essere più aperto nei confronti di un nuovo sapore. Quando egli compie poi 17 mesi diventa molto difficile riguardo al gusto, ed è lì che bisogna armarsi di pazienza e perseverare nel fargli provare i cibi almeno 7/8 volte perché poi inizia ad accettarlo e ciò che impara se lo porterà dietro per tutta la vita
Se ancora non ci credete, provate a pensare come i bambini giapponesi possono mangiare pesce crudo a due anni, o come i bambini messicani mangino il piccante, mentre i nostri bambini occidentali guai a dargli certe cose

Tanya Gervasi
14 Aprile 2009

 

cioccolata. Il cioccolato è un esempio emblematico di come sia importante osservare quanto riportato sulle etichette. Da Marzo 2000 l'Unione Europea ha reso possibile l'introduzione di grassi vegetali diversi dal burro di cacao (sino al 5% del peso totale) per la produzione del cioccolato.
Stearina, burro di karitè, burro di cocum, nocciolo di mango o olio di palma possono essere usati in sostituzione (nel limite percentuale stabilito) del burro di cacao; questi grassi sono meno  costosi del burro di cacao, ma anche meno pregiati. Se consideriamo inoltre che i  produttori di burro di cacao sono paesi poveri, vediamo che essi vengono penalizzati dalla direttiva dell'Unione Europea: l'esportazione del burro di cacao infatti rappresenta una fetta considerevole del PIL di paesi come il Ghana, la costa d’Avorio e il Camerun.


Questa direttiva comunitaria è nata nel 1973, all'epoca dell'adesione di Danimarca, Irlanda e Regno Unito, alla Comunità Economica Europea; infatti questi paesi avevano leggi che consentivano sin dal 1950 l'utilizzo di prodotti alimentari diversi dal burro di cacao nella produzione di cioccolato. La direttiva li ha perciò esentati dal conformarsi alle tradizioni alimentari degli altri stati membri europei, che invece fissano ad una soglia minima del 19% la quantità di burro di cacao da usare nel cioccolato. Successivamente, a quei tre paesi si sono aggiunti anche Finlandia, Austria, Portogallo e Svezia (nazioni abituate ad avere un cioccolato di minor qualità) creando così una disparità nel mercato interno tra chi, sotto il nome ufficiale di cioccolato, usava quantità diverse di burro di cacao.

Ricordiamo infatti che ai tempi del trattato di Maastricht (febbraio 1992), otto stati dell'Unione: Belgio, Lussemburgo, Francia, Italia, grecia, Germania, Olanda e Spagna, non consentivano l'uso di grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

Dall’agosto 2003, con l’entrata in vigore nel nostro paese del decreto legislativo (n. 178 del 12 giugno 2003) la produzione delle aziende italiane, sia industriali sia artigiane, ha introdotto la dizione alla parola cioccolato per indicare la mancanza di grassi estranei al burro di cacao.
Questa intricata vicenda, purtroppo, non è ancora terminata in quanto Bruxelles potrebbe aprire una procedura di infrazione per violazioni al “principio di libera circolazione delle merci nell’Unione; in questi ultimi anni si sta tuttavia tentando un nuovo approccio e cioè chiedere l’istituzione di una tutela per il cioccolato SGT, Specialità Tradizionale Garantita. Vedremo come proseguirà questo braccio di ferro, è quindi importante ricordare di aguzzare la vista e valutare attentamente le informazioni riportate sulle etichette delle confezioni.

Ecco un piccolo promemoria delle informazioni che ci dobbiamo aspettare sull'etichetta per assicurarci di non acquistare cioccolato contenente altri grassi di minor qualità:

Ingredienti:
devono essere riportate tutte le sostanze introdotte nella lavorazione.
Cioccolato puro: questa dizione indica che il cioccolato non contiene il 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao; il termine “puro” è la voce facoltativa introdotta in Italia.
Percentuale di cacao: il risultato della somma della sostanza secca ottenuta dalla massa di cacao con il burro di cacao (dato obbligatorio tranne che per il cioccolato bianco.


Ringraziamo per questa notizia

Paolo Sereno
14 Aprile 2009

 

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