La Tamerice salmastra

Appunti dallo studio dei fiori, Appennino Romagnolo, podere di Remedia, 9 maggio 2010.

tamarice-salmastra. Non c’è fiore che non mi affascini. Ogni essere fiorito è come un richiamo magico, obbligato, impellente. Devo fermarmi, guardarlo, annusarlo, toccarlo, assaggiarlo, parlargli. Sono cresciuta nei campi, ma non basta mai. Ogni stagione è un inizio. Una scoperta, una novità, una magia che si riproduce sempre, a cui non posso sottrarmi, che mi prende per ore e ore, fuori dal tempo. Entro in un mondo silente e parlante allo stesso tempo. Un linguaggio intimo e profondo, nel quale non ci sono pensieri, in cui l’umano tace.


Non esiste un fiore o una pianta preferiti. Ognuno ha da dirmi qualcosa e sempre mi stupisce, aprendomi ogni volta nuove pagine di segreti, un petalo, un sepalo, una foglia, una forma, che non conoscevo ancora, non avevo ancora colto. Qui oggi ci sono milioni e milioni di esseri che sanno di me, del mio passaggio rumoroso, che mi osservano. Loro mi conoscono, io li scopro appena, sono troppi, tanti, il mio occhio non sa metterli tutti a fuoco. Si contenta di pascersi di tutti in una sola volta, come ingordo inghiotte tutto, assorbe tutto. Poi, si permette, ogni tanto, di rigurgitarne uno per ammirarselo tutto, in pace, estatico, come il bove al pascolo che rumina, dopo aver ingerito il prato e ogni suo dono.

Poi il bisogno di portare tutti con me, di portarli in viaggio, di far loro incontrare altri luoghi, altri terreni, soprattutto dove non c’è nulla, affinché colorino il nuovo mondo, portino felicità e vita ovunque, in ogni anfratto solitario o usurpato dall’uomo.
Poi mi metto a studiarli, a conoscerne le radici, scoprendo, spesso con stupore, che piccolissimi esseri, all’apparenza delicati, hanno radici profondissime, arrivano da molto lontano e hanno bucato terreni durissimi per venire alla luce, e sono tremendamente forti, resistenti e prolifici.
Scegliere è difficile, ma una pianta, che qui si è adattata e moltiplicata bene, mi attira, come mi ha sempre attirato fin dalle scuole elementari, quando venne nominata dalle labbra della maestra citando il carme di un famoso poeta italiano Giovanni Pascoli.
Da allora una voglia tremenda di conoscere quegli alberi ‘salmastri’, dall’odore di mare, ondeggianti al vento e alle brezze, resistenti alle tempeste e alle calure.
Oggi li ritrovo qui, nel pieno del loro fiorire ‘’polveroso’’, rosa antico, rosa polvere, che ha un effetto calmante ai miei occhi. Un colore tamarix2cipriato che contro il cielo blu diviene chiarore. Grappoli piumosi su lunghi steli flessuosi, fogliame rado, a stelo, come di piccola conifera, profumo delicato e intenso. Dove il fiore è ancora immaturo il colore è più forte, rosa carneo. Fa pensare alla lingua e alla carne tenera dei bambini, ai polpastrelli dei cuccioli che non hanno ancora toccato la terra e non conoscono i calli.
Viene voglia di metterlo sul cuore, come se potesse prendersene cura e lenire ogni sua pena.
Il vento disperde il profumo. Ma appena si placa, l’aroma diviene intenso, dolce, penetrante, un poco asperulo, erboso.
La guardo questa pianta magnifica e pare un materasso morbido su cui adagiarmi.
Quando si secca ha il profumo delle piume degli uccellini e si trasforma in pallini friabili.
Quella che ho di fronte non è una pianta alta, ma radente verso il suolo a confondersi con il verde delle erbe alte. A mescolarsi con i profumi della terra. Attorno alla madre i figli, numerosi, a un unico stelo, che spuntano ovunque dalla terra. Senso di coralità, condivisione, pur nella indipendenza di ciascuno.tamarix3
Il movimento della pianta mi ricorda una danza.
Ogni stelo porta piccolissimi fiori stellati, a cinque petali e lunghi pistilli leggeri che, nell’insieme, fanno l’effetto di un piumino.
Condivido queste riflessioni con il gruppo e l’insegnante ci spiega che questa pianta antica ha affinità con il sangue e la milza, agisce a livello del midollo osseo e stimola la formazione di globuli rossi e di piastrine. E’ equilibrante per il sistema digestivo e per gli organi di Terra (stomaco milza e pancreas).
Fin dall’antichità si erano scoperte le sue proprietà di assorbire molta acqua, specialmente quella salata e di bonificare i luoghi paludosi, ancorandosi bene al suolo e permettendo il formarsi e il consolidarsi di dune attorno, divenendo così siepe frangivento. In altri luoghi, aiuta a ricucire le ferite del terreno franoso e in movimento. Gli animali al pascolo la prediligono per il suo sapore salato, essendo ricca di minerali preziosi per la loro salute.
Così pensando a lei e alle sue proprietà, con emozione scopro di aver sempre ammirato questa pianta sentendo la sua affinità con la vita e la sua preziosità per favorirla e mantenerla. Ora posso completare la sua visione, poiché è come una femmina che porta in grembo una vita e la nutre e protegge e le permette di materializzarsi, di completarsi. Il suo colore è il colore della vita, del sangue, della carne. Il suo verde tenero è il colore della linfa vitale che scorre nel corpo e partecipa alla sua integrità e immunità. Gli organi che sostiene sono quelli che nella antica medicina orientale sono collegati alla terra e quelli che per primi si formano nel feto.

Scendono il silenzio e la pace dentro di me, sono riconoscente a questo universo saggio e potente, sono consapevole della mia ignoranza, poiché ignoro, ma sono onorata di poter scoprire e conoscere.

Una giornata bellissima………….

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