OGGETTO:  Considerazioni sull’uso del termine VITALITA’ in sostituzione del termine BENESSERE in riferimento alle DBN

Caro amici del Comitato Tecnico Scientifico delle DBN Lombardia
Con gli amici del Direttivo abbiamo svolto una interessante ricerca interessante sulla frequenza d’uso in internet (su un motore di ricerca “generalista” e su un altro “scientifico” ) dei termini “benessere” e “vitalità”. Ovviamente in ambedue il termine benessere è di gran lunga più presente e nel mondo scientifico il termine benessere surclassa in modo stratosferico il termine vitalità. Solo che noi ne traiamo considerazioni completamente diverse. Fermo restando che benessere è molto più usato, soprattutto nel lessico scientifico, ciò per una parte del mondo scientifico “ufficiale” è la prova decisiva a sostegno dell’uso indispensabile del termine
– riferito alle DBN – benessere ; per me è la prova decisiva di quanto sia un termine di uso e abuso comune, funzionale a esprimere una situazione nella vita totalmente interna al modello di pensiero consueto e dominante, a cui le DBN per vocazione tendono a sfuggire per costruire una diversa cultura della vitalità.
Nei documenti prodotti dal Parlamentino, prima, e dal Comitato poi, questa vocazione è ampiamente documentata ed è ciò che giustifica (e fonda culturalmente) lo scostamento delle DBN dalle altre
MT/CAM.
Il termine “generico” benessere utilizzato da personal trainer, medici, maestri di yoga, infermieri, addetti ai fanghi termali, massaggiatori estetici, fisioterapisti ecc. non può certo essere lo spartiacque oggettivo di cui le DBN hanno bisogno per essere riconoscibili.
È vero che molti operatori e associazioni che si ritengono interni al mondo DBN usano a proposito e sproposito termini come benessere, equilibrio, energia, omeostasi, salute ecc. ma sono loro che non hanno le idee chiare sul cosa sono le DBN.
Il processo di costituzione delle DBN ha avuto (e continua ad avere) un percorso particolare: ma a questo punto, è ineludibile, fissati i principi, chi si riconosce in questi principi sta nelle DBN, chi afferma altri principi si colloca (volontariamente) in altri comparti.
Per fare un esempio: nel mondo del Tai Chi e del Qi Gong alcune associazioni fanno riferimento al CONI e si dichiarano “disciplina sportiva” (per interesse, convinzione o altro); altre associazioni si collocano all’interno delle DBN riconoscendone i principi. Non è tutto il Tai Chi o tutto il QI Gong ad essere DBN ma solo la componente che aderisce ai principi costitutivi. Questo avverrà necessariamente anche nel mondo dello shiatsu; per utilizzare una opportunità o per opportunismo oggi anche i propugnatori convinti dello shiatsu sanitario si sono iscritti al C.T.S. ma non credo che sarà sempre così; lo stesso spartiacque prima o poi si erigerà anche nel mondo della Biodanza, della Naturopatia della Kinesiologia,della Riflessologia ,del Reiki, e di tutte le altre specialità che hanno sottoscritto i protocolli ed i profili del Comitato T.S.
Significative anche le annotazioni rivolteci da una parte del mondo scientifico ed universitario, sul fatto che il benessere (e la qualità della vita) cominciano ad essere monitorabili secondo parametri oggettivi, per cui sono termini da preferire; io ne traggo una indicazione diversa, in quanto ciò che è oggettivabile, quantificabile, scientificamente dimostrabile deve passare sotto modalità di analisi che con la vitalità hanno poco da spartire. Insomma le DBN sono, vogliono essere a-scientifiche (non antiscientifiche), cioè si muovono in un universo culturale che ha fondamenti, riferimenti, parametri, prassi ecc. che non si rifanno a modelli scientifici o statistici per i motivi che oramai tutti dovrebbero aver certamente compreso; perché si collocano in un universo bipolare complementare e non antagonista e perché non hanno un approccio riduzionista che “isola” un aspetto dal contesto generale per poterlo analizzare (operazione indispensabile per fare esperimenti scientifici o rilevazioni statistiche).
Non è questione da poco, non è un semplice problema semantico Il problema delle parole diventa decisivo: se le parole coniate dal ns. modello antagonista contrappongono sempre, necessariamente, un aspetto buono a uno meno buono, usare quei termini di uso comune condanna le DBN a ricadere nella cultura patologica e perdere la sua caratteristica innovativa.
Il problema del linguaggio e dei termini per noi è cruciale (e molto dibattuto); per fare un esempio per significare che nello shiatsu non c’è un rapporto di controllo/potere tipo terapista/paziente ma un rapporto di collaborazione tra i due soggetti coinvolti nel trattamento, gli operatori shiatsu sono stati obbligati a cercare termini più adatti a “vivere” e “comunicare” al pubblico il tipo di relazione particolare che si crea ; qualcuno usa “operatore/ricevente”, altri “praticante/persona trattata”, altri hanno mutuato dalle arti marziali i termini “tori/uke” per indicare due soggetti coinvolti nello stesso evento in alterne fasi yin/yang.
Concludendo: il fatto che il termine benessere sia più usato e in corso di “monitoraggio oggettivo” mi convince maggiormente a evitare il termine e a perorare la causa della “vitalità” .In parole semplici (a rischio di apparire ripetitivo e grezzo):
- le medicine si collocano in un ambito di dualismo oppositivo salute/malattia; servono a portare la persona da uno stadio patologico ad una condizione di salute.
- le DBN si collocano in un ambito in cui si considera un dualismo collaborativo yin/yang; la Vita si esprime in modalità diverse nelle varie situazioni, stagioni, fasi (l’inverno non è una patologia della natura). Non esiste un dualismo salute-malattia ma una sempre diversa manifestazione vitale;
- Le DBN servono a stimolare una piena espressione delle “risorse vitali” in ogni situazione
- nel mondo DBN non sono considerate le patologie, pertanto non ha senso parlare di prevenzione delle malattie; non si tratta di non ammalarsi ma di vivere in pienezza.la VITA che ci è concessa di VIVERE !
- stimolare in modo naturale le naturali risorse vitali non crea rischi, né potenziali controindicazioni; mangiare, respirare, camminare non ha controindicazioni, ma semmai cautele (se mangio troppo posso fare indigestione ecc.). Il problema di valutare le possibili controindicazioni nasce quando “forzo” i processi naturali “a fin di bene, come nel caso di un intervento chirurgico o nella somministrazione di un farmaco finalizzato a forzare o bloccare un comportamento fisiologico; in questo caso, tipico della medicina allopatica, si pone il problema della valutazione rischio/beneficio.
- nelle DBN non c’è un rapporto di controllo e potere (ovviamente a fin di bene) tra il terapeuta e il paziente, ma una collaborazione che produce miglior vitalità a ciascuno pur nella differenza delle funzioni. Abbiamo,in sintesi, due protagonisti della propria evoluzione.!

Concludo questo documento segnalandovi la pubblicità di una nota azienda che in questi giorni stà tappezzando i muri della nostra Regione .Il manifesto della LEROY MERLIN Nel quale c’è l’indicazione :Entri nel settore bagni della Leroy Merlin e sei MICHELE ….esci…e sei :
……..TECNICO/ESPERTO DEL BENESSERE


Franco SAMMACICCIA


le differenze tra cultura sanitaria, salutista e della vitalità

Una salute colorata, Roberto Benvenuti, presidente dell’Unione Naturopati, rivista Arte del Vivere n° 44.
“…Sappiamo che il mondo del naturale, invece, contesta vivamente questa parcellizzazione dell’essere umano operata, con una certa mania quasi chirurgica e possiamo dirlo tranquillamente, dalla scienza medica, perché noi “abbiamo una visione olistica” dell’uomo (chi più chi meno!).”
“Infatti nelle scuole di Naturopatia, di Omeopatia, di Shiatsu, di Kinesiologia, ecc…ecc…ecc (scusate ma l’elenco è veramente infinito) si studia, sempre l’uomo (a volte utilizzando dei termini diversi da anatomia, fisiologia, patologia) ma “cercando” di tenerlo “tutto insieme” senza suddividerlo a pezzetti,…” ……“Vogliamo ribadire e in maniera, speriamo, definitiva che:
• Con ogni disciplina “olistica” (se è veramente olistica) si curano e si devono curare tutte le malattie. Il che significa: con ogni tipo d’intervento di natura olistica s’interviene sull’energia vitale della persona, la quale UNICA può ripristinare l’equilibrio perduto….perché le malattie, cari signori, non esistono, esistono solo degli esseri umani malati!
• Con una qualsiasi “disciplina olistica” l’energia vitale migliora, e non potrebbe essere altrimenti, perché ciò accade e deve accadere ogniqualvolta un essere umano “si sente meglio”…perché, cari signori, la salute, in realtà, non esiste, esistono solo esseri umani più o meno equilibrati rispetto ad altri o rispetto a se stessi in altri tempi!
• Ma il concetto più semplice e perciò, forse, di così difficile comprensione ad esseri umani così complessi e (lasciatemelo dire) complicati (almeno mentalmente) è che quando parliamo delle varie discipline, anche in questo caso, stiamo parlando di fantasmi….perché, cari signori, nemmeno le discipline esistono, esistono solo degli esseri umani che le stanno utilizzando! (che un tempo non molto lontano si chiamavano “terapeuti”).”
Siamo diversi , Claudio Parolin, rivista Arte del Vivere n° 44 La visione “vitalista”
La visione “vitalista” esprime una maggiore radicalità nel differenziarsi dalla cultura patologica dominante. Non si limita a rivendicare una dimensione “olistica” rifiutando la parcellizzazione tipica del riduzionismo scientifico meccanicista, ma risale alla radice della cultura occidentale (oggi ormai globale) ovvero si chiama fuori dal concetto stesso di malattia.
Non esiste la malattia ma non esiste neanche l’essere umano malato ma semplicemente la persona che esprime la sua forza vitale in modo più o meno compiuto. La visione vitalistica va al di là della separazione tipica della cultura occidentale classica tra buono e cattivo, malato e sano, giovane e vecchio, bello e brutto, ricco e povero, estroverso e introverso ecc., insomma da quell’interpretazione dualistica di opposizione che classifica tutto in due categorie, bene e male, positivo e negativo. E questa semplice ma radicale differenza trasforma tutto: dall’universo culturale alla pratica quotidiana, dall’interpretazione del dolore al rapporto tra le persone, dalla visione della vita al ruolo del praticante o dell’operatore (scompare il terapeuta)…..


Una summa vitalista

Anche in questo caso preferisco attingere ad un intervento pubblicato sulla rivista n° 44 (pag. 70) per sintetizzare la diversità tra l’approccio sanitario, ma anche l’approccio salutista, e la visione vitalista. “Diversità che non è superiorità o inferiorità, ma semplicemente “alterità” essere altro, avere altri presupposti, altri principi, altre dinamiche di gestione, altre relazioni, altri obiettivi, altre priorità, in una parola appartenere ad un universo culturale che è radicalmente diverso.
A1) al centro del mondo sanitario c’è il malato, ovvero un soggetto definito e caratterizzato, degno di attenzione in quanto fenomeno patologico.
A2) al centro del mondo delle DBN c’è la persona nella sua essenza; che sia sana o malata, giovane o vecchia, equilibrata o squilibrata è del tutto indifferente, comunque ha risorse vitali che possono essere valorizzate.
B1) l’universo sanitario è un universo di risorse limitate; le scelte si basano sul bilancio costi/benefici, ovvero la scelta del male minore; è quello provocato dalla patologia in corso o quello prodotto dai farmaci (o altri interventi/terapie) utilizzabili? B2) l’universo DBN è un universo di risorse illimitate; si tratta di attingere alle migliori risorse della persona per sviluppare la miglior qualità di vita… e non c’è un limite al meglio.
C1) nella cultura sanitaria libertà di cura significa libera scelta dello specialista a cui affidarsi, dell’operatore sanitario e/o della medicina cui delegare la gestione della propria salute.
C2) nella cultura della vitalità libertà di cura significa essere protagonisti della propria piena manifestazione vitale; l’operatore/consulente DBN può essere un aiuto, uno stimolo, un facilitatore, un amico nella laboriosa strada della vita ma non ci espropria, anzi promuove la nostra assunzione di responsabilità in un’azione che solo noi possiamo condurre: vivere in pienezza attingendo, come scriveva Namikoshi, ‘alle profonde sorgenti della vita”.”

 Dalla legge Regione Lombardia 2/2005

"Norme in materia di Discipline Bio-naturali"

 

CODICE DEONTOLOGICO DELL'OPERATORE IN DISCIPLINE BIO-NATURALI
DEFINIZIONE DI OPERATORE BIO-NATURALE


L'Operatore in DBN ricopre il ruolo di consulente nel campo del benessere e di educatore a stili di vita, abitudini alimentari, rapporti con l'ambiente e le persone, atti alla salvaguardia dello stato di benessere ed alla valorizzazione delle risorse vitali.
La sua opera e imperniata sul concetto di prevenzione, sulla valorizzazione dell'equilibrio psico-fisico e sulla stimolazione delle risorse vitali dell'individuo attraverso metodi ed elementi naturali la cui efficacia sia stata verificata nei contesti culturali di provenienza e le loro evoluzioni nei vari contesti socio-culturali.
L'operatore in BDN basa la sua attività professionale sul rapporto interpersonale e sull'applicazione di discipline energetiche , olistiche, naturali e tecniche corporee. Qualora la sua formazione sia multidisciplinare, egli e in grado di scegliere la disciplina più idonea per la persona che gli si presenta.

Preambolo

Il codicc deontologico e l'insieme dei principi e delle norme che l'operatore in DBN deve osservare nell'esercizio della professione. La sua predisposizione e la sua revisione periodica sono di fondamentale importanza per lo sviluppo della professione.

REGOLE PER L'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE

1. Impegno etico
L'operatore in BDN si impegna ad esercitare la sua attività secondo coscienza. Egli mantiene un comportamento giusto e leale con tutti, siano essi clienti, collaboratori, colleglli o terzi in generale, evitando tutto quanto possa pregiudicare la reputazione personale e della categoria.
L'operatore in DBN è tenuto al rispetto dell'utente e della sua condizione psicofisica, e non può approfittare del rapporio professionale per assicurare a se o od altri indebiti vantaggi.
2. Impegno professionale
L'operatore in DBN esercita la libera professione direttamente in persona, senza pseudonimo. In tutte le sue azioni egli deve salvaguardare la serietà e la credibilità della sua professione. L'operatore in BDN deve porre tutte le sue conoscenze e capacità al servizio della professione ed usare la massima scrupolosità ncll'educare ed indirizzare le persone verso il miglioramento e la conservazione del benessere. Non scende mai a compromessi rispetto ai principi e alle regole che disciplinano la sua professione.
3. Collaborazione con i colleglli e con gli operatori
1 rapporti con i colleglli devono essere improntati alla massima correttezza e solidarietà professionale, L'operatore in BDN deve svolgere l'attività professionale che gli compete, senza sconfinare nell'ambito di pertinenza di altre professioni; o nella piena libertà del suo operato, deve essere disponibile alla collaborazione con altre figure professionali che interagiscono con l'utente su sua richiesta o con il suo consenso.
4. Segreto professionale
L'operatore in DBN è subordinato al segreto profcssionole e come lui i suoi collaboratori. Nei casi di collaborazione con colleglli o altri operatori, può condividere solo le informazioni strettamente necessarie al miglioramento dello stalo di benessere dell'utente.
5. Rapporto con I' utente
L'operatore in DBN, nel libero esercizio della sua attività, può rifiutare le sue prestazioni se ritiene che non sussista il necessario rapporto di fiducia con il potenziale utente. Se lo ritiene opportuno, l'operatore può rilasciare una scheda informativa con i consigli per la risoluzione delle tematiche affrontate ed un resoconto delle tecniche di riequilibrio consigliate e/o attuate .L'operatore in DBN deve stimolare un atteggiamento attivo nell'utente scoraggiando quindi qualsiasi forma di dipendenza.
6. Aggiornamento professionale
L'operatore in DBN e tenuto a svolgere una costante opera di aggiornamento e perfezionamento della sua professionalità attraverso un costante confronto ed occasioni di ricerca ed approfondimento.
7. Studio professionale
I locali in cui si svolge l'attività professionale devono corrispondere ai requisiti della legislazione vigente. Lo studio deve essere attrezzalo in maniera adeguala per la corretla applicazione delle discipline esercitole, All'interno dei locali dovranno essere esposti, e ben visibili, l'attestato che certifica la professionaluà dell'operatore stesso ed il codice deontologico.
8. Titoli e qualifiche
L'operatore in DBN rinuncia a servirsi di qualifiche o titoli accademici che non gli competono. Egli si astiene da qualsiasi forma di pubblicità ingannevole.
9. Consenso informato
L'operatore in DBN è tenuto a prospettare con chiarezza agli utenti efficacia e potenzialità del trattamento, evitando di dar luogo ad aspettative ingiustificate.


Definizione delle DISCIPLINE BIO-NATURALI



Dalla legge 2/2005, articolo 1 comma 2:
"le prestazioni afferenti l'attività degli operatori in discipline bionaturali consistono in attività e pratiche che hanno per finalita il mantenimento del recupero dello stato di benessere della persona.
Tali pratiche, che non hanno carattere di prestazione sanitaria, tendono a stimolare le risorse vitali dell'individuo attraverso metodi ed elementi naturali, la cui efficacia sia stata verificata nei contesti culturali e geografici in cui le discipline sono sorte e si sono sviluppate ".
La definizione di D.B.N. si fonda su tre pilastri:
• l'approccio globale alla persona
• l'utilizzo di competenze, conoscenze e abilità proprie del profilo di riferimento di ogni disciplina,
• la finalizzazione a valorizzare le risorse vitali del soggetto
Principali Discipline Bio-Naturali rappresentate in Lombardia
Le principali discipline rappresentate in Lombardia sono. Shiatsu, Naturopatia, Riflessologia, Pranopratica, Reiki, Tuina. Qi Gong, Jin Shin Do, Kinesiology, Trainer del benessere, Biodanza, Massaggio Olistico.Ortho-Bionomy, Craniosacralc Biodinamico, Essenze Floreali, Watsu.


NATUROPATIA

PROFILO DELL'OPERATORE

Il Naturopala e il professionista esperto in Naturopatia, multidisciplina bio-naturale, rivolta al consolidamento dello stato di benessere dell'individuo.
Il Naturopata rivolge il suo operato alla persona intesa come entità globale ed indivisibile di corpo, mente e emozioni in una prospettiva olistica
Il Naturopata stimola la forza vitale e asseconda la capacita spontanea di autoregolazione dell'organismo, intervenendo nel coadiuvare i meccanismi fisiologici legati alle naturali risorse dell'uomo
Il Naturopata ricerca le cause delle disarmonie energetico/funzionali (tole-causam)
A tal fine, indirizza la sua attivita verso il riconoscimento della costituzione, della diatesi e del terreno del cliente; il mantenimento e il ripristino dell'equilibrio omeostatico, l'individuzione e il trattamento degli squilibri energetico- funzionali. la stimolazione delle capacita reattive intrinseche dell'individuo, il miglioramento del terreno, la valutazione degli influssi ambientali e relazionali di nocumento al mantenimento del benessere
Il Naturopata utilizza tecniche non invasive e soluzioni naturali che stimolano le capacita reattive dell'organismo (primum non nocere).
Il Naturopata educa a stili di vita salubri e incoraggia la responsabilizzazione della persona nei confronti del suo stato di salute, guidandola verso una migliore consapevolezza e conoscenza di sé e dello stile di vita più idoneo e fornendo gli strumenti per una corretta autogestione del proprio star bene
L'attivila del Naturopata si esplica quindi attraverso i seguenti tre livelli:
• valutazione dello stato di benessere globale dell'individuo;
• impiego di metodiche di trattamento ed elaborazione di consigli naturopatici per l'attuazione di un programma di benessere personalizzato.
• sviluppo di metodiche di educazione individuale, familiare e sociale
Il Naturopata conoscendo i principi della metodologia naturopalica e la sua corretta applicazione all'interno del proprio ambito professionale rinvia i casi che esulano dalla sua pertinenza ad altre figure professionali
Il Naturopata opera sia in autonomia professionale che in complementarità ad altri professionisti
Il Naturopata agisce secondo precise norme deontologiche e professionali delineate dalle associazioni di categoria.


STRUMENTI DEL NATUROPATA


Trattasi di metodiche manuali, bioenergetiche e nutrizionali, utilizzate in riferimento alle caratteristiche morfo-funzionali, evidenziabili anche attraverso valutazioni energetico-costituzionali e metodi strumentali non classificati come dispositivi medici. Dette tecniche, discipline, prodotti e attrezzature peculiari sono da intendersi come definitivamente acquisite da parte della categoria, in quanto storicamente e culturalmente appartenenti alla stona e alle metodiche sviluppate, sia sotto il profilo teorico che pratico, dalla Naturopatia europea ed extraeuropea nell'ultimo secolo
• Analisi biotipologica, iridologica, morfopsicologica, bio-energetica, rilessologica e kinesiologica.
• Alimentazione naturale ed eumetabolica
• Tecniche energetiche
• Tecniche corporee, manuali e riflessologiche
• Prodotti erboristici e fitonutrizionali
• Integratori alimentari
• Rimedi floreali
• Igienismo e idrologia naturopatica
Sulla base di tali strumenti sarà garantita l'identità di ogni singolo ente formativo nel rispetto delle proprie specificità. Sara compito degli enti formativi garantire coerenza e congruità degli obiettivi formativi


RIFLESSOLOGIA

PROFILO DELL'OPERATORE

 

L'Operatore professionale DBN della Riflessologia opera per il benessere della persona attraverso la stimolazione dei punti rilìessi del corpo ed educandola a stili di vita salubri e rispettosi dell'ambiente. In particolare utilizza una tecnica che trova applicazione ottimale sui piedi e sulle mani, ma può essere utilizzala anche su testa, viso e orecchio, dove hanno sede punti di corrispondenza con tutte le altre parti del corpo. Tale stimolazione avviene attraverso pressioni e movimenti articolari effettuati con le dita della mano, soprattutto del pollice, con una specifica tecnica pressorea ritmica.

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